16/08/11

"PENSIONI D'ORO ? ce le teniamo"

pubblicata da Manifestazione ad oltranza a ROMA contro la POLITICA e la CRISI il giorno martedì 16 agosto 2011 alle ore 15.14

 "Non è tagliando i nostri vitalizi che si risolvono i problemi economici dell'Italia", dicono in coro gli ex parlamentari pizzicati dall'inchiesta dell'Espresso. Pochissime le autocritiche e qualcuno si rifiuta di rispondere20307 vitalizi erogati, un esercito di pensionati che costa ogni anno allo Stato 200 milioni di euro. un esercito di pensionati che costa ogni anno allo Stato 200 milioni di euro. Parlamentari che riscuotono la pensione già a cinquant'anni, anche per un solo anno di legislatura. Calciatori, industriali, giornalisti, professori universitari, principi del foro con uno stipendio che oscilla dai 1.700 ai 7 mila euro al mese, nonostante molti di loro continuino a lavorare. "E' sbagliato", " se l'aboliscono sarebbe una bella cosa", fanno sapere alcuni suggerendo "una sostituzione con i contributi figurativi". Ma per altri "è giusto" ed "è una cazzata pensare che cancellando il vitalizio si riducano i costi della politica". Insomma nessun privilegio, anzi. Perché ridurli comporterebbe persino il rischio "di proletarizzare i parlamentari"...ottor Primo di Nicola. Per me è un argomento tabù".

Di Pietro, Vendola, Veltroni lanciano un referendum per abolire le elezioni e mantenere un parlamento di nominati.

L'attuale legge elettorale con le liste bloccate, il cosiddetto Porcellum (il suo ideatore Calderoli la definì lui stesso una porcata), garantisce a 5 o 6 segretari di partito, in accordo con una ventina di capicorrente, di decidere e nominare i quasi mille parlamentari.
In tanti sono scesi in campo per criticare l'impianto antidemocratico di questo sistema, ma si sono visti bene dal metter mano a questo sistema:  fa comodo a tutti poter scegliere chi e quando mandare in Parlamento, senza dover necessariamente passare per il giudizio degli elettori.
Come avrebbero altrimenti potuto..
   


Meno tasse per tutti. Dedicato a tutti quelli che c’hanno creduto. | Informare per Resistere

Silvio Berlusconi scende in campo, la Riforma Fiscale è una priorità assoluta: “Noi vogliamo un’Italia con meno tasse e meno burocrazia … la gente è stanca della vessazione fiscale!”.

Quando Tremonti predicava ottimismo
E non ascoltava il parere degli economisti

Previsto nel 2009 l'aumento del debito e il rialzo dei tassi Il ministro nel maggio 2011:«Non tifate per le sventure»


Abbiamo tolto l’Ici sulla pvima casa. Favemo di più, vi toglievemo la pvima casa.
   
16/08/11
 
   

condividi immagine su facebook
Casta, appalti e mattone
www.lettera43.it
Sintesi della notizia: parenti e amici: le imprese che fanno affari con la casta









TUTTO IL MONDO IN MOVIMENTO SABATO 15 OTTOBRE
Dicono che fare politica non deve essere un lavoro. E infatti non lo è: chi lavora paga le tasse. Invece, tra i 476 diversi tipi di sgravi fiscali previsti dalle nostre leggi, c’è un comma che prevede: “Non concorrono a formare reddito le somme erogate ai titolari di cariche elettive nonché coloro che esercitano le funzioni di cui agli articoli 114 e 135 della Costituzione a titolo di rimborso spese”. Tradotto: niente tasse sulle indennità di 145mila parlamentari, consiglieri di regioni, comuni, province, consigli circoscrizionali. E non è mica l’ultimo sgravio alla politica. Ce ne sono a mucchi, inclusa l’esenzione Ires “per reddito derivante dall’esercizio di attività commerciali svolte in occasione di manifestazioni propagandistiche da partiti politici”. Come dire che i nostri legislatori hanno trovato il tempo di approvare pure la detassazione delle salsicce grigliate alle feste di partito. La verità è che questi regali ai partiti potrebbero anche essere comprensibili se fossero un premio a un’attività culturale e politica che si deve sostentare con la sola forza delle donazioni volontarie di singoli cittadini e di lobby, come dovrebbe essere dopo un referendum: quello del 1993 vide il 90% dei votanti favorevole a chiudere il rubinetto dei soldi pubblici dati ai partiti. Ma questi, incuranti della “sovranità popolare” prevista dalla Costituzione, riaprirono il rubinetto già dalla fine dello stesso anno, con una legge “sui rimborsi elettorali ai partiti”, che già nella sua prima applicazione distribuì agli stessi l’equivalente di 47 milioni di euro. Da allora il rubinetto si è trasformato in cascata: di soldi e di privilegi, aumentati di continuo, senza curarsi se si trattava di un periodo di crisi o di uno favorevole. Tra il 1999 e il 2008, i finanziamenti ai partiti sono cresciuti del 1.110 per cento: più che un lavoro, l’unica attività imprenditoriale completamente indipendente dalle condizioni del mercato. Dicono che è demagogia, che il problema non sono i costi della politica. Può darsi, ma 503 milioni di euro per una sola legislatura non sono bruscolini. Soprattutto se pensiamo che a questi soldi vanno sommati i normali costi di funzionamento della politica. Come, per dire i 600 milioni di euro di budget del Senato e il miliardo della Camera: oltre due miliardi, solo tra contributi ai partiti e funzionamento delle due Camere. Briciole? Tanto per capire di quanto si sta parlando, quei soldi basterebbero a coprire due terzi del costo di costruzione della linea C della metropolitana di Roma. Ma naturalmente i costi della politica non sono affatto finiti: ci sono gli enti locali, le migliaia di società municipalizzate, i consorzi, le comunità montane. Altri miliardi. Secondo uno studio dell’Istituo Bruno Leoni, tagliando le sole province si risparmierebbero altri 2 miliardi di euro. Guardando nelle pieghe dei bilanci pubblici, saltano fuori cifre assurde, totalmente ingiustificate, veri e propri costosissimi privilegi. Basta guardare alle pensioni e vitalizi per gli ex parlamentari, i quali hanno votato riforme del sistema pensionistico che prevedono una proporzionalità tra contributi versati e pensioni erogate. Per gli altri. Per loro invece incassano assegni per 219 milioni, avendo versato contributi per 15 milioni. Alla faccia della proporzione! E il bello è che la pensione parlamentare, importo minimo 3.108 euro, scatta dopo una sola legislatura (idem per i consigli regionali): c’è chi la incassa a 42 anni (però guai a non innalzare a 65 anni l’età della pensione per le donne!). Naturalmente ai parlamentari spetta anche un ufficio a testa. E, siccome i palazzi pubblici non bastano, cosa fa la Camera? Ha trovato alcuni convenienti affitti al centro di Roma, appena 86 milioni di euro l’anno, per un totale di oltre 136.000 euro di affitto spesi per ogni parlamentare. Non meno sconvolgente il quadro delle spese per spostarsi: il tasso di utilizzo di “voli blu” è addirittura esploso. Nel 2009, ha ricostruito sul Corriere Sergio Rizzo, sono aumentate del 154% le ore di volo a testa per i membri del governo rispetto a due anni prima. I membri del governo del resto non possono essere da meno degli europarlamentari, come ha illustrato su Panorama Mario Giordano. Che prima volavano e ricevevano un indennizzo forfetario: allora volavano low cost e lucravano sulla differenza. Ora, che i rimborsi vengono dati in base alla spesa effettiva sostenuta, scelgono voli di lusso oppure si organizzano in gruppi e affittano jet privati, spendendo 1.400 euro a testa. E naturalmente, una volta atterrati, c’è l’auto blu, il cui reale numero è difficile perfino da contare. A un recente censimento avviato dal Formez molte amministrazioni non hanno risposto. Una certezza però c’è: il record è tutto della Regione Sicilia, che le concede a 90 tra parlamentari regionali, assessori e dirigenti. Del resto il presidente della Regione Raffaele Lombardo ha a disposizione cinque Audi A6 blindate. L’ente in questo senso però è estremamente democratico: non si dimentica nemmeno della stenografa d’aula dell’Assemblea regionale o del dirigente della Biblioteca Museo “Pirandello” di Agrigento, tutti scarrozzati sull’auto pubblica. Con autista, s’intende. Del resto gli enti locali sono sempre pronti a condividere una fetta della torta con i propri addentellati, con i 300mila fortunati consulenti ingaggiati spesso con motivazioni “folcloristiche”. Come la consulente legale ai funerali della giunta regionale Bassolino, che qualche anno fa fece scalpore. Ma è guardando tra le spese “minori” che vengono fuori le chicche migliori, quelle che alimentano la nostra impotente rabbia: ad esempio i 4.400 euro spesi dal Senato nel 2009 per acquistare 50 lussuosi asciugamani (che su eBay, stesso modello, si trovavano a 5 euro). E che dire dei 6.000 euro di caffè spesi in un anno dalla Regione Lazio per le riunioni di giunta? 14 tazze ad assessore per ogni seduta. Con tutto quel caffè la gastrite è assicurata. Per forza poi devono andare in pensione giovani.     LA POLITICA CI COSTA 646€ A TESTA Sono oltre 1,3 milioni le persone che vivono direttamente, o indirettamente, di politica. Un esercito composto da oltre 145 mila tra Parlamentari, Ministri, Amministratori Locali di cui 1.032 Parlamentari nazionali ed europei, Ministri e Sottosegretari; 1.366 Presidenti, Assessori e Consiglieri regionali; 4.258 Presidenti, Assessori e Consiglieri provinciali; 138.619 Sindaci, Assessori e Consiglieri comunali. A questi vanno aggiunte 24 mila persone nei Consigli di Amministrazione delle 7 mila società, Enti, Consorzi, Autorità di Ambito partecipati dalle Pubbliche Amministrazioni; quasi 318 mila persone che hanno un incarico o una consulenza elargita dalla Pubblica Amministrazione; la massa del personale di supporto politico addetto agli uffici di gabinetto dei Ministri, Sottosegretari, Presidenti di Regione, Provincia, Sindaci, Assessori Regionali, Provinciali e Comunali; i Direttori Generali, Amministrativi e Sanitari delle ASL; la moltitudine dei componenti dei consigli di amministrazione degli Ater e degli Enti Pubblici. Ogni anno i costi della politica, diretti e indiretti, ammontano a circa 18,3 miliardi di euro, a cui occorre aggiungere i costi derivanti da un “sovrabbondante” sistema istituzionale quantificabili in circa 6,4 miliardi di euro, arrivando così alla cifra di 24,7 miliardi di euro. Una somma che equivale al 12,6% del gettito Irpef (comprese le Addizionali locali), pari a 646 euro medi annui per contribuente.
 

Gratti e perdi. Così i poveri finanziano lo Stato

   
   
   


PUBBLICAZIONI PER DATA
02/07/11
 01/09/11  31/08/11a>  30/08/11   29/08/11   26/08/11  25/08/11  24/08/11   23/04/11   22/08/11   21/08/11   20/08/11   19/08/11   18/08/11   17/08/11   16/08/11   15/08/11   14/08/11   13/08/11   12/08/11   11/08/11   10/08/11   09/08/11   08/08/11   07/08/11