LE RACCOMANDAZIONI

La raccomandazione è una moneta che non conosce inflazione. Per decenni ha garantito molti voti, distribuito consensi e compressi "a cui non puoi dire di no" perché tanto fanno comodo. Nel dopoguerra, in tasca, dovevi avere due lettere da presentare al datore di lavoro: quella del prete e del maresciallo dei carabinieri: Poi sono arrivati i D……., grandi elargitori di posti di lavoro, tanto da non fare spesso distinzioni su chi raccomandavano. Specialmente al Sud. Poi è stata la volta dei S….: prediligevano i belli e i buoni affari: Oggi i fasti non sono più quelli di un tempo: E' più facile che ti trovi un buon lavoro, un pr di discoteca o il tuo dentista che un deputato:. Ma nella fabbrica delle raccomandazioni sopravvive una casta privilegiata.
Quelli, cioè, che sanno poco e vogliono fare ancora meno. Loro sì, nei politici possono trovare dei buoni alleati. Perché? Perché alcuni amano esclusivamente gli "yes-man". Individui, tanto per capirci che non si pongono (e soprattutto non pongono) tanti interrogativi, questioni morali, e deontologiche, né hanno un interesse che esuli dallo stipendio a fine mese. Un esercito di tanti piccoli Fede. Brave persone che compite e sorridenti ad ogni sospiro del capo, tirano fuori un "lei è un grande leader", o "il suo discorso è stato chiaro e lungimirante". Qualcuno, nel mucchio, riesce ad essere nominato persino portavoce. Poi portare, porta poco, spesso neanche la voce, però sorride sempre. Si forma così una catena di idiozia che ingolfa il sistema ma che dà inizio o alimenta carriere che altrimenti non sarebbero mai nate. Unico grande ideale: finito un capo ne segue un altro. Se il politico, però, non coopta nel suo entourage può sempre far assumere il raccomandato in qualche buon posto. Come? Ad esempio può sventolare il curriculum della persona davanti al direttore del Tgl. No, no per il caldo! Più con il fare di chi lancia l'osso al proprio cane. Di solito funziona. Tranne che con Gad Lerner.

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