(ore 14:15 circa – 16/04/2002)
Da tanto tempo avevo sperato di fare una scampagnata a Monte San Calogero. Sin da una lontana sera dell'anno 2001. Era inverno, eravamo 5 e dentro ad una macchina, protetti dal freddo invernale, accoccolati a raccontarci le esperienze più strabilianti al meno dal mio punto di vista. Ciò che colpì il mio immaginario fu la descrizione entusiasta di D. Egli ci raccontava che l'estate scorsa aveva fatto una gran scampagnata sul monte San Calogero appunto insieme ad un minuto gruppo di altri baldi giovani. "Da lissù", mi diceva si riusciva a vedere tutta Termini, tutto Palermo compreso monte Pellegrino e si riusciva a vedere anche l'Etna. Appena ci andiamo anche noi potremo vedere anche noi l'Etna se le condizioni climatiche lo permetteranno". Riamase per molto tempo il mio sogno proibito e rimandato a data da destinarsi.
Ci provai ad andare con altri amici che avevo conosciuto in seguito. Mi fu detto di sì.
Poi arrivò l'estate e mi fu detto che sarebbe stato meglio rinviare all'autunno dello stesso anno. Il sole lassù sarebbe stato troppo forte e non sarebbe valsa la pena di scottarci sotto il cocente sole.
L'autunno
2001 è già passato. Nessuna gita al monte San Calogero. E
nelle discussioni ci si prometteva sempre di andarci. Data: da destinarsi.
È stato dal periodo di Pasqua e Pasquetta che abbiamo io, D. e sua sorella Sà, mia migliore amica, che ne abbiamo ricominciato a parlare seriamente con tanto di appuntamento... saltato. Meglio andare in giornata più tranquille ci ha consigliato la mamma di Sà. In quei giorni ci stanno sempre gente che in preda al delirio della festa beve e non so più quello che fa. In parole povere, sarebbe potuto essere pericoloso. Rimandato ad altra volta.
È stata domenica scorsa, se non erro, che durante una pizza dai Toby abbiamo ritirato fuori il discorso. Alcuni, a me e D. più vicini, haano accolto l'idea con entusiasmo.
"Quando organizziamo" E da lì sono venuti fuori gli accordi definitivi. Purtroppo ci siamo divisi in due tronconi. Una parte di noi è andata domenica. Il resto, compresa me, ha preferito andare lunedì. Eravamo pochi in entrambi i giorni. Peccato. Avremmo potuto stare bene tutti assieme.
Poco
male. Forse ci sono cose che non avremmo potuto fare se non fossimo stati
da pochi. Per lo meno abbiamo avuto modo di stare raccolti attorno a noi
sei. Mostrarci come veramente siamo, difetti e offese comprese... tutto
con un profondo senso di unità ed avventura. Questo almeno è
quello che ho provato io.
Ecco come è proceduta. Alle 8.15 sono venuti a prendermi. Alle 8.35 siamo arrivati a casa di Sà&D. Loro ci hanno fatto perdere tempo. hanno dovuto comprare la salumeria. Ed io fremevo. Il mio spirito di avventura veniva ingiustamente mutilato dai nuvoloni grigi calati sulla montagna. E da lì la sentenza: "Non potremo arrivare in cima. Ci fermeremo dove siamo arrivati ieri coi Toby".
Ed il mio rammarico. Avevo aspettato da tanto tempo questo momento e mi era capitata giusto, giusto la giornata nera.
Bè almeno sarebbe stata una giornata diversa dalle altre. Alemo questo nessuno poteva togliermelo. Avevamo paura però che addirittura piovesse. D. ci ha detto che non sarebbe accaduto.
Finalmente
ci avviamo. D. ci raggiunge davanti al negozio di salumeria. Mx e Alx erano
appena usciti dal bar. E allora via....
Salgo
in auto con Sà. Io e Sà le uniche due pazze ragazze della
spedizione. (Sto cominciando a non considerarla + una semplice scampagnata
ma una vera conquista della vetta... ma così non è precisamente
stato).
Arriviamo con le auto dietro al cancello con la scritta indicante l'inizio della riserva naturale della fauna. Dopo aver posteggiato le auto lì dietro entriamo non per il cancello verde principale ma per il cancelletto fatto di legno dove potevamo passare uno alla volta. Cominciamo a salire lungo la serpentina larga circa 6-8 metri cosparsa di ciottoli bianchi e con al centro un solco che costantemente seguiva la serpentina stessa talvolta riempita dagli stessi ciottoli (era facile scivolare al momento della discesa) talvolta nudo.
"Qui è dove ci siamo fermati ieri e abbiamo giocato a pallone ieri. Vedi laggiù? Ci sono i tavolini abbiamo poi mangiato lì" Bene oggi avremmo tentato qualcosa di diverso rispetto a ieri. Io ieri non c'ero. Oggi non ci sono loro. Dopotutto non sono stata così sfortunata.
Salivamo,
salivamo, salivamo. Vedevamo il porto di Termini nel blu delle acque, l'alta
canna fumaria a strisce rosse e bianche della FIAT. Soprattuo sentivo la
limpidezza dei suoni dell'aria. Nessun rumore della città la cui
visione ci veniva offerta, ma che rimaneva muta. Essa era priva di suoni
a quella distanza. Tutto sembrava ancora più silente e solitario
a causa del leggero freddo che sentivamo. Ricordo di essermi pentita di
non aver portato qualcos'altro di più pesante. Ipotesi accolta con
assenso dal resto del gruppo. Guardavo ancora in alto, vedevamo le nubi
grigie e il presupposto di non arrivare lassù. La mia delusione.
Salendo
per la stradina si parlava del più e del meno. Dopo avere fatto
una pausa, esserci seduti su delle pietre, aver sgranocchiato qualche patatina,
fatto le foto (aver fatto ricomparire la macchina fotografica di Narciso/Toty
nascosta da me e Sà dentro al mio zaino) mentre D. colpiva una lattina
vuota con la fionda, Mx cambiava CD togliendo Gigi D'Alessio e mettendo
musica disco che ho ascoltato finché qualcuno (Toty) ha detto: "Ci
deve essere del miele" ed io suscettibile ho mollato la cuffietta... ecco
dopo tutto questo... abbiamo ripreso il cammino (erano le 10.30 circa)
e quando per un tratto il porto di Termini si è nuovamente rivelato
ai nostri occhi (gli alberi avevano cominciato a nascondercelo) abbiamo
brevemente interrotto il cammino per soffermarci nuovamente a fare delle
foto. Io ho provato a regolare la mia macchina fotografica (strano che
nessuno me l'abbia preso in giro dato che è una delle prime a colori...
è di mia madre...bà) e a fare anche delle foto panoramiche...
spero che vengano bene e di non aver invertito la messa a fuoco. Mentre
ci facevam le foto D. diceva che suo papy, pescatore da sempre, a mare
ha incontrato delle buche enormi dove l'acqua era improvvisamente profonda.
E incontrare dove l'acqua sarebbe dovuta essere alta ad un tratto livello
d'acqua di 5 metri, cosa alquanto insolita. Toty ha confermato. Esco fuori
io l'argomento del diluvio e dico che questa ne è una prova. Che
prima non era tutto sommerso e che lì sotto ci stanno della montagne
sulle quali qualcuno deve aver pure camminato. Alcuni mi contraddicono
(e dico: "Zitto che tu non ne capisci niente" :-P) dicendo che semmai le
prove stanno nel fatto che siano state trovate alghe e robe marine fossilizzate
in posti di grande altura dove non avrebbero dovuto starci. Qualcuno mi
dà ragione... riprendiamo il cammino e fra una frase e l'altra penso
e dico dell'anello d'acqua che ci stava nella terra prima del diluvio e
a quest'acqua che poi è caduta.
Continuando a salire ci addentriamo nella nebbia. Questo non pare arrestarci. Pensiamo che se qualcosa non dovesse andare storto (del tipo mettersi a piovere) potremmo sempre fermarci.
"Quando ero piccola tutti sognavamo di toccare le nuvole per vedere di che consistenza fossero fatte." "Non è vero. Io no" mi dice Mx. "Neanch'io" mi dicono altri. Il resto della troupé non commenta. "Bè si vede che lo sognavo solo io" Pausa.
"E mi dicevo che un giorno le avrei toccate" "Stai per toccarle" Mi dice Alx. E c'eravamo quasi dentro. Dopo un pò, infatti, non scorgevamo neppure il mitico porto, la cui visione era completamente ostacolata dal grigiore delle nuvole. Vi era una nebbia che pareva fumo.
"Guarda quel fumo. Qualcuno sta arrostendo" dice seriamente Sà. D. risponde con un sghignazzo. "Seee... stanno arrostendo. È la nebbia, scema".
Correzione: "Guarda quel fumo." dice seriamente Sà. D. risponde con un sghignazzo. "Seee... stanno arrostendo. È la nebbia, scema".
Io non stavo nella pelle avevo voglia di salire. Per vedere cosa ci stava più in là ancora, per vedere cosa si nascondesse alla nostra vista. Non sentivo più il freddo. Ma nessuno aveva ancora tolto niente. Due o tre volte ci è toccato scegliere in che direzione proseguire. Per fortuna non è stato così difficile. Abbiamo messo tutto ai voti e nessuno e stato a fare storie più di tanto. Siamo arrivati in una slargatura dove vi erano ancora i resti di una precedente visita e lo si capiva dai resti di carbone. Ah... ricordo anche che precedentemente avevami incontrato un pezzo di legno che pareva la gamba di "Tre uomini ed una gamba" A me era inizialmente parso una gamba vera... toccandola ci si rendeva conto del contrario.
Giunti dunque in quel pianerottolo ci siamo fermati a riposarci un pò, abbiamo fatto le foto io, Sà e Mx stesi sul plaid, abbiamo rivisto di nuovo il panorama della città nella spazio scoperto dagli alberi. E la nebbia stava di fatto diradandosi, il sole di mezzoggiorno la stava poco a poco cancellando, riconquistando il suo spazio nel cielo. Ho creduto fosse momentaneo il capolino del sole. Ma qualcuno più ottimista di me ha detto:"No, non va via"
Anche se poco dopo il beato sole si nascondeva ancora. Qualcuno, visto il posto tranquillo e attaente, voleva fermarsi e pranzare là. No, abbiamo proseguito. Dovevamo camminare almeno fino a mezzoggiorno preciso.
Ad un certo punto anche i segni della ruote sul ciottolato si fermavano. Su alcuni tratti vi era solo il verde dell'erba. Proseguiamo ancora la salita. Parliamo di donne, di uomini, di cosa vogliono questi e cosa vogliono quelle, degli uomini che piangono anche per i film d'amore (Le parole che non ti ho detto) e delle donne che se ne fregano degli uomini specie se la loro precedente esperienza le aveva segnate. Concludiamo che non ci sono categorie fisse e stabilite... anche se io non ne ero troppo convinta...
Continuiamo, continuiamo il cammino... D. sempre in testa. Io, con qualche sferzata dovuta alla ripresa momentanea dell'energia lo affianco. Chi rimane costantemente indietro.
Camminiamo, camminiamo... ed ecco la strada ci impone la sua scelta. Siamo costretti a fermarci perché la strada si chiude là.
Fine della scalata. Almeno ci abbiamo provato.
"Ma tu non conoscevi la strada, D.?"
"Si ma io ci sono andato da Caccamo"
Chissà dove saremmo arrivati se invece che avessimo imboccato la scelta opposta ad ogni bivio dove saremmo arrivati.
Eccola la cima era là. Potevamo solo guardarla da lontano. Provavamo il senso del vuoto sia a guardare in basso che a guardare in faccia le cime.
Abbiamo visto in basso una larga sporgenza della montagna che ci avrebbe accolto generosamente. Dopo un primo sopralluogo di alcuni più curiosi di me e degli altri siamo scesi tutti (che incubo scendere... mi han dovuta prendere per mano per evitare di scivolare) e all'unanimità più totale abbiamo sceso le truscie (zaini, binocoli e simili) lì. Ci siamo abbandonati all'ozio più totale perché distesi sul plaid a fondo blu, chi sulla giacca a jeans o su qualche altro mezzo di fortuna, ci siamo lasciati coccolare dal sole che ora era padrone incontrastato del cielo. L'idea di rilassarsi un pò non mi pareva proprio eccitante (salire, salire per poi andare a dormire in un posto avremmo pouto farlo anche più in basso) ma ho apprezzato poi... non avevamo neanche più il pallone...
Abbiamo pranzato. Mx voleva dormire ma noi rompevamo parlando. Sà si è messa a leggere una rivista. Mx è stato colto dalla curiosità e ha chiesto che si leggesse l'esperienza ad alta voce. Tutti parevano aver letto di già le riviste di quel mese. Io non avevo nemmeno visto la copertina, credo che debbano ancora arrivare. Va a finire a commentare sui visi raffigurati, su chi fosse più bello o più bella.
Ad un certo punto ci stanno le acquile. Binocolo all'insù.
"Vediamo, presta il binocolo"
"Hanno un paio d'ali grandi x metri. Miii non fanno neanche un movimento con le ali eppure si librano nell'aria..."
"Lo
sapete a che cosa è paragonato la vista di un'acquila? Ad un binocolo"
Ci informa Toty.
Ci risolleviamo dopo qualche ora di riposo parlando perfino del campeggio d'estate e chi viene abbordato da ragazze che si offrivano volentieri cambiando partner ogni sera oppure pur avendone già uno ne cercano un altro appena questi volta lo sguardo.
Io,
Sà, Mx, Alex giochiamo a carte. Intanto D. e Toty ripresa la voglia
di scoprire dove fosse il nido dell'aquila si allontanano lasciandoci soli.
Ed io avrei voluto tanto seguirli. Ho pensato che mi seccasse. La strada
era finita e cominciare a scalare seriamente non mi piaceva troppo, sarebbe
stato seccante e pericoloso magari.
Mentre loro tentano di salire noi continiuamo le nostre conversazioni.
E no!! Loro sono lassù, li vedo seduti, oltre non sono potuti andare... ma chissà come si deve vedere da lassù il panorama... e sparo: "Ragazzi saliamo dove sono loro?" Fra un sì ed un no... alla fine anche il meno avventuriero si unisce a me e... inizia la scalata vera.
Era davvero pericoloso. Il terreno era "friabile" (perché "fria" ah, ah, ah :-). Non tutte le pietre erano ben salde anzi... qui si sono presentati i momenti più paurosi du tutta la scampagnata. Ho avuto di nuovo paura di rotolare giù, poi rimbalzare nella stradina e nel vuoto dopo. Ho avuto di nuovo bisogno del sostegno della Mano di Alx. Ho avuto così tanta paura che se l'idea non fosse stata mia avrei avuto lo scrupolo di tornare indietro al sicuro. Il cuore impazziva come a dirmi: "Ma chi sta faciennu? Si pruopia stupida" La mente mi diceva:" Ma se loro ce l'hanno fatta perché non dovreste farcela voi?" Per fortuna dopo quel breve tratto c'era la rete metallica che proteggeva e separava dal burrone vicino. Ci siamo aggrappati a quella. Io non l'ho quasi mai lasciata, tranne quando il cammino me lo ha proibito. All'inizio mentre guardavo giù sentivo la forza della terra chiamarmi a sè. Per qualche istante mi sono sentita paralizzata dalla paura. Avevo paura di sfracellarmi giù. Ero sconvolta. "Forza Laura. Dai sali" detto dagli altri. Questo mi ha fatto riprendere la salita. Dopo aver preso confidenza con la rete metallica avevo una forza in corpo che mi diceva che dovevo salire. Ora ero in testa al quartetto, assieme a me Alx che vigilava su di me. Sà e Mx dietro. Ero rossa, accaldata per la fatica. Toty e D. da lassù me facevano notare appena sono arrivata vicino a loro... Loro da lassù tranquilli si vedevano la vista e a mia insaputa commentavano:"Questa deve essere stata un'idea di Laura"
Ogni tanto guardavo indietro per vedere Termini da là. Piccola, accarezzata dal blu.
Ce
l'ho fatta. Ero là con loro. Che conquista. (ore 17:01)
Siamo
stati là tutti insieme per un pò a goderci gli ultimi raggi
più forti del sole, a vedere l'effetto dell'eco.
A parlare ancora un pò. Quasi tutti avevamo avuto la frenesia di continuare la scalata ma il buon senso ha prevaricato. Sarebbe potuta finire male... Ho salvato D. credo. È balzato giù dal masso sopra di me con un salto... ma è scivolato giù. Sono riuscito a prenderlo per la camicia dopo che si stava fermando.
"Che bello ohu... qui il cellulare prende benissimo. Quattro tacche!!!!" dice Mx. E lo deludo davanti a tutti rispondendo:
"Si
però nuddru ti chiama" (nessuno ti chiama) tutti sono scoppiati
a ridere fragorosamente. Non mi ero nemmeno resa conto di aver fatto una
battuta ma se ridevano allora era una battuta. Toty si gira a guardarmi.
Approva in pieno. Capendolo al volo gli porgo la mano alla Alberto Castagna.
La stringiamo uno attorno all'altra complicemente. Mi scuso subito con
Mx notando la sua espressione delusa e scioccata.
Abbiamo gridato un pò all'eco per liberarci (io ero ancora tesa per la paura). Abbiamo riflettuto ancora.
Toty ha detto che quando altre volte si è trovato a questa altezza ha cercato di considerare i problemi da quel punto di vista e... vedendoli da lì sembravano ridimensionati. Fà questo per cercare di superarli quando si presentano.
Dopo un pò siamo scesi. Abbiamo prima spizzicato le ultime robe da mangiare e poi abbiamo giocato al gioco della bottiglia.
Le utlime foto.
Ci
siamo rimessi a distenderci. Avevamo deciso che verso le cinque/cinque
e dieci ci saremmo rimessi in cammino per scendere.
Alle 17:10 riprendiamo le nostre cose. E iniziamo la noiosa discesa. Credevo di scivolare con gli stivaletti.
Abbiamo rivisto i luoghi delle soste matttutine. A me e a D. sembravano fossero più vicine. Eravamo stanchi e soddisfatti. Dal mio punto di vista. Io stremata ancora dalla scalata, poca forza nelle gambe.
Quanti ricordi e frasi che presto scompariranno e che non sono riuscita a fare entrare in queste frasi...
Al ritorno un incontro. L'unica persona incontrata tutto il giorno. Non ci è sembrata una persona normale. Il viso di Toty, che era accanto a me, l'ho visto tramutare dopo quell'incontro. Poi ritornare sereno. Io non mi sono vista in faccia. Ma dovevo sembrare una che aveva visto un fantasma. Varie ipotesi nelle nostre menti e nei nostri discorsi. Temiamo per le auto. In lontananza le intravediamo e coi binocoli controlliamo che tutto sia apposto.
Quando
arriviamo alle auto e le vediamo intere ("Ah, mai voi siete quelli che
avete lasciato le macchine lì sotto? Ah... Ma da dove venite? Fin
dove siete arrivati?"), ci siamo rilassati.
Che giornata speciale. Ogni 15 aprile pare essere una giornata speciale.
"Laura dice che ogni 15 aprile comincia bene e finisce male" dice Toty.
"Noo.
Ho intendo dire che è stata una giornata bella il 15 aprile. In
un secondo tempo l'ho definita funesta a causa del ricordo che mi ha causato".
E così finisce una giornata entusiasmante... Ci sparpagliamo di nuovo nel territorio Palermitano. Ognuno ritorna alla propria casa. Veniamo riassorbiti dalle nostre attività. Rioccupiamo i nostri ruoli. Se quello poteva da me essere considerato un momento d'evasione che mi permetteva di essere fuori da tutto... ora si ritornava al quotidiano.
Ma,
come recita Giorgia, con un sole dentro al cuore.