La bomba atomica dentro al computer



Era un afoso pomeriggio dell'agosto del 1944. L'incontro fu uno di quelli destinati a cambiare la storia. Sarebbe meglio precisare una parte moderna della storia. Vi sembrerà forse esagerato?


Herman Goldstine era un insegnante di matematica. Se ne stava seduto, accaldato, aspettando il treno, nella stazione di Aberdeen. Doveva rientrare al più presto, l'avevano appena chiamato in fretta e furia dagli Stati Uniti subito dopo lo scoppio della bomba di Pearl Harbor. Era infatti stato incaricato dallo stato maggiore. Ripensava al suo incarico: finire di costruire l'Eniac.


L'ENIAC aveva dimensioni enormi e apparteneva alla seconda generazione di computer. Occupava una stanza intera dalle dimensioni di una casa moderna, fra i 135 e i 160 metri quadrati. Pesava 30 tonnellate. Riusciva a consumare l'energia che occorreva per mantenere una cittadina di piccole dimensioni. Produceva un tale calore che avrebbe potuto riscaldare un edificio. Herman in seguito riusciva a sentirne il calore anni dopo il suo completamento, ricordava ancora quando doveva farsi aiutare da più persone per posizionare manualmente gli interruttori e i cavi di collegamento. Erano così tanti che ogni volta sudava per sistemarli nella giusta posizione, solo a pensarci gli veniva la pelle d'oca: 18.000 valvole termoioniche da posizionare. Ma il tempo avrebbe dato i suoi risultati e le soddisfazioni del duro lavoro.

Sapeva che ci voleva qualcosa in più: una soluzione che avrebbe potuto portare alla conclusione del lavoro... Lo stato maggiore lo aveva incaricato di seguire il progetto dei due ingegnieri dell'università di Pennsylvania, Prosper Eckert e John Mauchly, ma non erano ancora riusciti a mettere a punto quella mostruosa macchina che sarebbe dovuta essere in grado di automatizzare i calcoli balistici per la guerra. Era tempo di rientrare dunque.


Aveva appena fatto il biglietto e passandosi una mano fra i capelli e con l'altra che reggeva la valigia il matematico John von Newmann fece per accomodarsi anche lui nella sala d'aspetto e aspettare con calma il suono della campanella. Non fece in tempo a scegliersi il posto... Hermann Goldstine lo riconobbe subito.

“Von Newmann...”

“John... che piacere ritrovarla qui!”

John von Newmann era responsabile di importanti progetti di ricerca americani. Personaggio decisamente influente, era anche consigliere del presidente degli Stati Uniti.

Goldistine appariva un po' impacciato in quella situazione al contrario di von Newmann, subito simpatico e affabile.

“Goldstine cosa ci fa oggi qui?”

“Rientro negli Stati Uniti. Dopo Pearl Harbor abbiamo bisogno di completare la nostra macchina”

“Quale macchina?” Goldstine seguì con la spiegazione illustrandogli il progetto dell'ENIAC.

Von Newmann rispose: “Ma sa che avevo pensato anch'io ad un lavoro del genere? Io necessito di uno strumento affidabile e veloce per potere eseguire le equazioni relative al progetto che sto seguendo...”

“Quale progetto?” chiese incuriosito Goldstine con occhi luccicanti.

“L'equazione necessaria a fare l'arma più distruttiva e potente mai realizzata che ci porterebbe ad essere la nazione più potente e invincibile al mondo: la bomba atomica”.

Goldstine capì che Von Newmann era quello che ci voleva per completare la macchina infernale. Aveva capacità, voglia di fare e inventiva.

“Senti John... dovresti venire a vedere il nostro progetto il più presto possibile. È necessario il tuo contributo. Il progetto è a buon punto ma il governo americano ha bisogno di averlo subito. Siamo in mezzo alla guerra... di certo capirai.”

“Anch'io ho bisogno di questo progetto.”

“Parlerò allo stato maggiore di te al mio rientro.”

“Devo sbrigare alcune cose prima ma ti prometto che appena mi è possibile sarò da voi”


Von Newmann mantenne la promessa.

Ma fece di più. Diede un contributo enorme alla storia dei computer. Oggi questi computer non ci sarebbero se von Newmann non avrebbe inventato e studiato una particolare architettura dei computer, la cosidetta architettura di “von Newmann”.

Mentre spengo chiudo il programma e spengo il computer ripenso a quell'incontro.

La vita è fatta di coincidenze.



Laugre@inwind.it


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