“Un uomo morto in marcia” (a man dead in
walking):
questa la frase che i boia Americani dicono quando il condannato a morte
esce dalla sua cella per percorrere gli ultimi passi. Quella frase
rappresenta il confine tra la vita e la morte. Per Rocco Bernabei per
altri prima o dopo di lui.
E’ tremendo quando un parente o un amico ti è strappato alla vita
-improvvisamente- da un pazzo o uno sconosciuto, non ci sono dubbi al
riguardo. Ma non credo che un delitto di Stato possa placare il dolore di
un delitto. Un governo - un insieme di leggi che attraverso gli uomini che
eleggiamo governa la società -dovrebbe stare sempre un passo
avanti, garantire i principi fondamentali ad ogni cittadino anche se
colpevole.
L’America è firmataria dei diritti dell’uomo ma
gli esclude,gli rinnega quando si tratta di “cose di casa sua”.
Ricordo che non ha dimostrato la stessa fermezza per la strage del Cermis
nel trentino.
Gli Stati Uniti hanno molti pregi ma –in parte- devono ancora fare un
"salto di qualità": bandire il loro arbitrario senso di giustizia.
Vedono ancora il mondo diviso in buoni e cattivi e con lo spirito di
“giustizieri” uccidono chi non rispetta le regole.
Guarda caso i giustiziati sono tutti poveri e spesso non possono
permettersi un avvocato “di grido”.
Sono d’accordo, la civiltà costa, soprattutto quando si è colpiti
direttamente o ingiustamente.
Ma rispondere alla violenza con altra violenza organizzata non restituisce
né la vittima né una giustizia serena.
In America diversi ragazzi hanno chiesto di fare il boia :150 dollari
ad esecuzione, meno del costo di un maglione firmato.
Quale futuro possiamo avere se esiste ancora un essere umano disposto
a giustiziare un altro essere umano?
Perseguiamo implacabilmente il diritto alla giustizia ma non
allontaniamoci dal valore della vita e della civiltà. “Altrimenti
saremo noi ad essere un mondo morto in marcia”.