Vi
racconto una storia....
Di Isde
PER IL MOMENTO E' TUTTA SU UNA PAGINA.....
Il sole era tramontato da pochi minuti ,ma già per la strada erano stati accesi i lampioni.
A
quell’ora, in periferia, la gente era tutta in casa ,chi a cucinare ,chi ad
ascoltare la musica chi a prepararsi per uscire e le strade erano deserte e
colorate dalle luci interne delle abitazioni.
Dwaine
osservava le familiari strade, collegando nella sua mente piccoli tasselli che
un giorno gli avrebbero restituito la memoria.
La
donna che guidava arrestò improvvisamente
l’’autovettura.
“Siamo
a casa?”chiese Dwaine guardando curioso fuori.
“No
,non ancora, ma prima di arrivare dovevo parlarti, dopo non avremo più il
tempo.”
Dwaine
intuì.”Senti mamma…..”
“Promettimi
che non succederà mai più,” interruppe bruscamente la donna
“Promettimelo Dwaine!”
La
sua voce era stata inizialmente aggressiva poi si era fatta
supplichevole.
Dwaine
la guardò in volto,constatando che gli ultimi tre mesi l’avevano
tremendamente invecchiata.
“Te
lo prometto mà”
La
donna riaccese il motore della macchina e proseguì fino alla sua abitazione.
Nella
casa regnava un silenzio di tomba.Tutte le luci erano spente ma aleggiava un
odore di cose da mangiare, un odore che stimolò la memoria di Dwaine. Forse era
pollo …
All ’improvviso si rese conto che sua madre non era più accanto a lui
ma era subito fuggita in qualche camera.Se solo si fosse ricordato la
disposizione della casa avrebbe acceso la luce .
Qualcosa
cadde alla sua destra, poi un momento di smarrimento per la luce improvvisamente
accesa ed un coro di ‘ Ben tornato ’ investi Dwaine.
Nonni
,zii , cugini e vicini di casa erano tutti lì, sorridenti ,
intorno
ad un tavolo imbandito a festa che lo osservavano in attesa che lo sbalordimento
del ragazzo passasse.
“Io……io
non so che dire!”.Si sentiva imbarazzato davanti a quelle facce così
familiari ma che non riconosceva.
Un
ragazzino sulla decina lasciò il gruppo di parenti e si gettò tra le braccia
di Dwaine urlicchiando dalla gioia.
Il
ragazzo ebbe un momento di panico poi il nome del ragazzino gli affiorò sulle
labbra automaticamente.
“
Steavie” mormorò in modo che solo il fratellino lo sentisse .
“Diwi
ti siamo mancati?”
Il
cuore gli si strinse al pensiero di quanto l’aveva lasciato da solo, quel
pulcino che sentiva di dover proteggere sempre.
La
festa finì presto e Dwaine sentì la stanchezza di quasi tre mesi di
dottori,malati,siringhe,medicinali…andò a letto dopo aver salutato la mamma e
il fratellino ,sentendosi svuotato.
Il
tappetino verde del bagno era sotto il lavandino come al solito.Ricordava un
uomo insieme a lui ,davanti allo specchio, mentre gli insegnava a farsi la
barba.
Suo
padre, come poteva essersi dimenticato di lui!
Guardò
il proprio volto riflesso e si accorse che non si piaceva.
Tutto
quello che gli avevano detto riguardo alla sua vita prima dell‘ incidente era
mostruoso e ora era costretto a lavorare sodo per riacquistare la memoria e
collaborare con la polizia se voleva rimanere fuori dai guai e dalla prigione.
Che
razza d’uomo era in realtà?Perché sua madre non aveva fiducia in lui,o
meglio non aveva ‘più’
fiducia in lui?
Prese
lo spazzolino e si lavò i denti.
Alle
dieci aveva il primo appuntamento per la terapia e si sentiva tremendamente nervoso. Per una serie di
coincidenze sua madre non aveva potuto accompagnarlo ,ed ora ,nella sala
d’aspetto, ringraziava Dio che non lo avesse visto così nervoso.
“Lei
è il signor Cervantes?”.La segretaria era giovane ma piuttosto bruttina ed il
suo volto era coperto dalle cicatrici dell’acne.
“Si
,sono io.” “Entri, il dottore la sta aspettando”
Lo
studio era piccolino e nell’aria c’era un odore di menta talmente forte che
sturava tutte le vie aeree degli ospiti ,e chino sulla una scrivania di tek ,un
ragazzo non più grande di Dwaine studiava un documento con molto interesse.
Si
accorse della presenza del nuovo paziente e alzandosi di scatto gli porse la
mano destra ,facendo cadere una pila di fogli dalla scrivania sul pavimento e
sporcandosi l’altra mano con l’inchiostro di un timbro personalizzato che
era riverso su un registro.
“Pia
..Piacere ,Pascal Harvey.” Sorrise mascherando
l’imbarazzo dietro due occhietti vispi.
“Salve
,sono Dwaine Cervantes “.
“Ah!
Si certo certo , la polizia mi ha parlato di lei….. insomma mi hanno detto che
dobbiamo collaborare alle indagini su un caso di droga….. in che modo posso
aiutarla io?” Gli occhietti vispi si erano accesi di interesse ed il visetto
da ragazzino aveva perso il rossore del primo imbarazzo ed era tornato bianco .
“Sono
stato testimone di un omicidio e complice di spaccio di stupefacenti ,ma in
seguito ad una overdose sono entrato in coma ho perso la memoria e ……”
“Dovrai
cantare tutto se vuoi restare libero”Concluse Pascal.
“Già
, è così” Aveva abbassato gli occhi per paura di trovare una condanna negli
occhi del dottorino.
“Dwaine
,preferisco essere chiaro dal principio: io ti aiuto se tu mi aiuti.Non sta a me
giudicare la tua vita , ma sono io che te la posso restituire, quindi….”
Ci
fu uno sguardo di assenso da parte di Dwaine e Pascal sorrise dicendo “Cosa ne
dice di cominciare?”
Aveva
preso la macchina per andare dal dottore ,anche se all’inizio aveva temuto di
non ricordarsi come si guidasse ma poi ,superato il primo impatto era filato
tutto liscio.
Al
ritorno decise di comprare un regalo per sua madre e girò per il centro
cercando qualche negozio interessante.
Rimase
colpito dalla vetrina di un negozio;era piccola ma deliziosamente sistemata
.
Una
tendina a quadrucci verdi e bianchi fungeva da sfondo e davanti a questa erano
adagiati piccoli oggetti in legno grezzo decorati a stancils e scatolette
realizzate con la tecnica del decoupage.
In
casa aveva visto qualche cosa simile e quindi si propose di entrare per dare
un’occhiata .
Il
negozio era apparentemente vuoto ,ma da una stanza attigua e comunicante
arrivavano rumori .
La
tendina che divideva le stanze fu spostata da un uomo panciuto che chiese:
“
Le posso essere utile?”L’uomo sbarrò gli occhi appena riconobbe chi gli era
davanti .
“Dwaine…..non
sapevo fossi uscito dall’ospedale…”L’aveva detto quasi mormorando e
continuando a fissarlo come allibito.
“Come
…come ti sei sciupato ragazzo….”
“Signore,lei
mi conosce?”
L’uomo
accennò ad un sorriso ma si dominò subito.
“Sarah
mi aveva accennato alle conseguenze del coma ….ma non credevo fino a questo
punto.”Sembrò combattuto tra dire o non dire qualcosa.
“Ragazzo
,sono il tuo ex-suocero,più o meno,non ti ricordi di me?”
Allarmato
Dwaine dise“Non sapevo di essere stato sposato.”
“No,
no ragazzo non fraintendere ,mia figlia era o è ,non so bene la situazione,la
tua fidanzata …”
Non
fece in tempo a finire che il ragazzo era già corso fuori. I poliziotti che lo
avevano pedinato da casa e dei
quali non si era accorto,videro Dwaine correre fuori dal negozio e fraintendendo
il suo gesto, lo bloccarono uscendo dalla macchina e puntandogli contro la
pistola.
“Fermo
ragazzo!”
In
quel momento Dwaine si scosse e rendendosi conto dell’accaduto smise di
correre e alzò le mani rivolgendosi ai poliziotti ;aveva perso il contatto con
la realtà per pochi attimi .
“Che
diavolo ti passa per la mente !!”
“Scusate
io….io non so che mi è successo”
Uno
dei poliziotti disse all’altro
“Dovremmo
portarlo alla centrale…”
“Lascia
perdere Mark ,non lo vedi che è tonto!”(?)
Come
fu a casa ebbe l’istinto di mettere le mani addosso a qualcuno. Cercò sua
madre ma era ancora fuori per la spesa e Steavie era a scuola fino alle quattro.
Si
sdraiò sul letto ma non riuscì a chiudere occhio, un po’ per la fame ,un
po’ per il nervoso.Suonarono al campanello della porta.
Una
ragazza dai capelli rossi e gli occhi azzurri lo osservava sulla porta ,con le
pupille dilatate.
“Dwaine
papà mi ha detto …..”
“Chi
sei?”Lanciava fiamme dagli occhi
“Dwaine
sono io,Sarah non ti ricor…..”
Lui
rispose in maniera categorica e forse un po’ troppo forte”No !Non ti conosco
non so chi sei e non voglio neanche saperlo!Lasciami in pace!”
Sarah
sbiancò in volto e gli occhi le si velarono; continuava a fissarlo incredula
scotendo leggermente la testa quasi non credesse a quello che vedeva.
“Tu
stai mentendo!…Che stupida! ….Ce l ‘hai con me per -l’incidente vero?Non
me l’ hai mai perdonata ma che dovevo fare ?!” Sarah si voltò e corse via.
Dwaine spinto da uno strano senso di colpa le corse dietro.Le afferrò la spalla
destra e la costrinse con forza a voltarsi.Aveva gli occhi vuoti come se fosse
in un altro mondo ma continuavano comunque a scendere lacrime sul suo volto.
“Chi
sei?Ti prego scusami per prima ma mi devi aiutare ,chi sei?”
“Mi
stai prendendo in giro ?”Ora sembrava più calma.
“Dwaine
……”
“Vieni
dentro con me ,per favore.Ho bisogno di parlarti.”
Dwaine
la fece sedere su una poltrona imbottita e il
corpicino esile di Sarah vi sprofondò dentro.
Dwaine
prese una sedia e si pose quasi di fronte a lei.
“Io
….io vorrei ancora scusarmi per prima “
trattenne il respiro “Non ero
io”
“Tu
non ricordi nulla di noi vero?”Era malinconica.
“No,
cioè…ogni tanto ho la sensazione di averti già visto,ma sinceramente non
ricordo nulla di noi”
“Forse
è meglio così,negli ultimi tempi non andava poi così bene.Comunque , hai
detto che devi parlarmi no?”
“Si
ho la sensazione che mi stiano nascondendo qualcosa…”
“Chi?”
“Mia
madre,i poliziotti,…è come se sperassero che ricordi solo ciò che fa comodo
a loro..”
Si
udì il rumore della porta che si apriva ed una voce si rivolse a Dwaine
“Diwi
sei in casa? Aiutami che le buste pesano…..ho una bellissima notizia
…”Sembrò sbiancare quando vide Sarah ma si riprese abilmente .
“Sarah
ciao!Quanto tempo è passato dall’ultima volta che ci sei venuta a trovare!”
Parlava
ininterrottamente da quasi un quarto d’ora e a Dwaine la cosa non piacque
molto.
Sembrava
che la stesse tenendo occupata apposta per non consentirle di parlare.
“Mamma
credo che Sarah debba tornare a casa è ora di pranzo…”
Aveva
tentato di sovrastare la sua voce imponendosi e ci era riuscito lasciandola
spaesata
“Certo
caro…”Aveva sbarrato gli occhi e lo fissava.
“Vieni
Sarah ti accompagno alla porta “
“Grazie
Mandy porterò i saluti a casa.
Sulla
porta prima di lasciarla andare le chiese sottovoce per non farsi udire da sua
madre
“Quando
posso rivederti?Dobbiamo finire di parlare”
“Domani
sera rimango in negozio per sistemare alcuni mobili, sarò sola e il negozio sarà
chiuso all’esterno .
Tu
passa dietro per il vicolo e bussa alla porticina rossa.”
Non
c’era stato modo di convincere sua madre a parlare, se non per dire che si
stava fissando troppo e che doveva rilassarsi. Perlomeno aveva ammesso che
volutamente la polizia gli aveva nascosto di sapere qualcosa, forse per avere
una garanzia che quello che gli avrebbe raccontato fosse stato vero e per
smascherarlo in caso contrario.
Comunque
quando quella sera aveva detto che sarebbe uscito con Ben,il suo compagno di
stanza in ospedale, sua madre era stata tremendamente fredda e scrutatrice ,per
poter captare almeno un segno della insincerità di Dwaine,arte in cui egli non
eccelleva ,ma alla fine aveva accettato dicendo
“Forse
hai ragione ,devi distrarti un po’ ,ma non tornare tardi”
E
ora era nel vicoletto dietro il negozio di Sarah e stava parcheggiando.
Spense
il motore e rimase lì per un attimo, assaporando fino all’ultimo
quell’eccitazione che lo pervadeva,non capendone bene il motivo.Era quasi
cosciente del passato anche se non lo rappresentava chiaro nella sua mente ,si
sentiva come uno scolaretto al primo appuntamento.
Si
fece coraggio e scese dalla macchina;intravide la porta metallica rossa ,si
avvicinò e bussò.
Qualcuno
da dentro girò la chiave nella serratura fece scattare il meccanismo e la porta
si aprì .
“Pensavo
non venissi più” disse lei facendogli segno di entrare .
“Scusa
ma mia madre sembrava un segugio stasera .”
Il
retrobottega era caldo e profumava di legno appena tagliato.
Una
panca da lucidare era appoggiata al muro opposto all’entrata e Dwaine ci si
sedette subito seguito da Sarah .
Il
silenzio era peggiore di mille parole :lui non fiatava per paura di dire
cretinate ,preso com’era dall’emozione;lei non riusciva ad alzare lo sguardo
dalle sue ginocchia.
Sarah
inspirò profondamente e disse tutto d’un fiato
“Non
dovevi parlarmi?”
“Si
….ho la sensazione anzi la certezza che mi stiano nascondendo qualcosa.Tu che
cosa ne sai di quella sera?”
Lei
si morse il labbro inferiore poi cominciò:
“Come
ti ha detto papà stavamo insieme fino a qualche mese fa ,ma ultimamente tu eri
sempre con quelli là, non ti confidavi più con me ,ne con tua madre .Poi una
sera abbiamo litigato, la stessa sera che ti sei fatto l’overdose….”
Aveva
quasi bisbigliato quelle ultime parole.
“Perché…perché
abbiamo litigato?”
“Il
ragazzo che è morto ,si chiamava Matt,non ti dice niente questo nome?”
“Ricordo
una sedia di legno con quel nome inciso sotto il sedile con lo scalpello,e anche
un pomeriggio giù al fiume con qualcuno…”
“Già
, gli piaceva molto pescare con te”
Lo
guardò negli occhi non nascondendo la lieve commozione che gli velava i suoi.
“Il
tuo migliore amico Dwaine… mio fratello”
Aveva
i denti bianchissimi e quadrati ,la pelle olivastra e gli occhi verdi come sua
sorella .Per un anno si erano promessi di non tagliarsi più i capelli
per sfottere gli elegantoni che giravano per la scuola con
la capigliatura a lunghezza standard di un centimetro .Il risultato fu
che Dwaine,per le sue origini gitane,aveva raggiunto le sembianze di un
cespuglio e Matt invece , conquistava ragazze a non finire grazie agli scuri e
lisci capelli che lo facevano sembrare un indiano pellerossa.
Non
era mai triste ,o meglio non lo dava mai a notare ,solo da alcuni atteggiamenti
,chi lo conosceva bene ,poteva accorgersi che qualcosa non andava.
Era
orgoglioso e pignolo,non aveva mai bisogno di nessuno e soprattutto delle donne.
Diceva
sempre ‘Datemi un amico ,una canna da pesca e vivrò felice fino alla fine”
I
suoi ricordi stavano affiorando a frammenti forse troppo violentemente per i
suoi gusti.
Uscì
da quel tunnel di pensieri e si dominò . Cercò lo sguardo di Sarah che però
era rivolto da un’altra parte.
Mosse
istintivamente la mano destra e prese quella della ragazza che pendeva dal
ginocchio .Lei fu percorsa da un brivido e si voltò a guardarlo fisso negli
occhi quasi non capendo quello che fosse accaduto.
Lui
si avvicinò lentamente a lei,le prese il volto nell’altra mano e la baciò.
Quel
lieve contatto iniziale ora era qualcosa di più; nell’aria aleggiava
quell’odore dolce caramellato di qualcosa così familiare…..e così bello.
Le
mani di Sarah lasciarono quelle di Dwaine prima per accarezzargli la pelle
liscia del volto poi per insinuarsi tra loro,adagiarsi sul petto di Dwaine e
spingerlo indietro per spezzare quel momento.
“No,
non ora ,non così!” Non lo guardava.
“Ma
che c’è?”
“Poco
più di due mesi fa ci stavamo lasciando Dwaine, possibile che non capisci?I
problemi non si possono accantonare così come se nulla fosse successo,non è
giusto .” Fece una pausa,poi riprese”Ora vattene ,lasciami da sola”
“Ma
…tutte le cose che dovevo chiederti…..”
Lei
lo fulminò con lo sguardo e Dwaine forzatamente se ne andò.
Arrivò
a casa,diede un baciò a sua madre ,non dandole il tempo di sottoporlo al terzo
grado,Steavie ,e andò nella sua camera.
Erano
le undici meno un quarto,ma nonostante ciò accese lo stereo,regolò il volume e
ci inserì un compact disc dei Queen.
Si
gettò sul letto, lieto di potersi rilassare e lasciarsi travolgere dalle
emozioni che lo turbavano.
Chiuse
gli occhi e respirò profondamente .Vide Matt appoggiato all’infisso della
finestra che guardava fuori, con le mani incrociate sul petto .
“Oggi
è il sesto giorno che non tocco più niente”La voce gli tremava,aveva il
volto scavato dalle occhiaie violastre,le labbra secche e gli occhi avevano il
verde di due fondi di bottiglia .
“Stavolta
ho vinto io!”Ora lo guardava ,con un lieve sorriso che deformava la maschera
della sua faccia.
Dwaine
era sul letto,appoggiato alle sue ginocchia che fissava il vuoto.
“Non
mollo Diwi,non ora” Ora era serio e lo penetrava con il suo sguardo.
“Stasera
o al massimo domattina entro in
comunità,ne ho parlato anche a casa,”Tacque un attimo“Vieni anche tu ,non
è troppo tardi,insieme ce la possiamo fare,ce l’abbiamo sempre fatta!”
Fuori
il sole stava calando e nella stanza arrivavano gli ultimi caldi e rossastri
raggi autunnali.
“No
Matt ,ormai ci sono dentro fino al collo,sono uno di loro, ma tu puoi
farcela.”Fece una breve pausa“ Sono stato io a buttartici dentro e io ti
aiuterò ad uscirne, te lo prometto”
Matt
scattò verso lui,quasi ringhiando:
“Idiota
!!Sei solo un idiota!” Fremeva e stringeva entrambe le mani a pugno per
evitare di colpirlo.
“Che
c’è codardo?Ti fa più comodo spacciare e scoparti mia sorella piuttosto che
salvarti?”Lo guardò ma Dwaine era in un altro mondo
“Mi
fai pena,solo pena!”Uscì dalla stanza sbattendo la porta violentemente .
Dwaine
riaprì gli occhi ,uscì fuori dalla stanza e corse in bagno a vomitare.
Mentre
era piegato sul water sopraggiunse sua madre seguita da suo fratello,entrambi
preoccupati.
“Diwi
che succede?”
Lui
si alzò lentamente facendosi
aiutare:
“Credo
che mi abbiano rifilato qualcosa di scaduto in pizzeria .La prossima volta
gliene dico quattro……..”
Erano
le dieci e mezza ,e la sala d’aspetto era vuota.Si era recato allo studio con
un po’ d’anticipo, forse per l’ansia che lo angustiava dalla sera
precedente .
“Signor
Cervantes?Il dottor Harvey l’a sta aspettando”
Dwaine
entrò ,chiudendo delicatamente la porta alle sue spalle.
L’odore
di menta era più forte della scorsa volta e una leggera nebbiolina aleggiava
per il locale.
“Dwaine
salve ,come và?”
“Da
schifo, e a lei?!”
Era
inutile fingere anche con lui:probabilmente era l’unico che lo poteva aiutare
e quindi si ripromise di non nascondergli nulla.
“Dwaine
,quanti anni ha?”
“Ventiquattro,perché?”
“Perché
lei è il mio primo paziente coetaneo.”
”Lei ha ventiquattro anni?”Era abbastanza stupito.
“Ventitré
e dieci mesi per la precisione.Con questo non voglio interessarla a me,voglio
solo farle capire che mi è facile comprenderla, e di conseguenza
aiutarla mi sarà più semplice se si apre completamente a me.”
“L’avevo
già deciso.”
“Bene!Allora
possiamo cominciare.”Si sedette dietro la scrivania ,inforcò gli occhiali
“E’ accaduto qualcosa di nuovo?”
“Anche
troppo!Ho dei flash-back del
periodo della mia tossicodipendenza …”
“Cosa
ricorda in particolare?”
“Ricordo
una discussione con un mio amico ma è solo un attimo.Poi ieri sera ho rivisto
la mia ex fidanzata e ricordo dei momenti con lei…” Sembrò essere
imbarazzato dai quei particolari e Pascal se ne accorse .
“Buono,è
molto buono tutto ciò.Significa che il suo cervello sta raccogliendo tutti i
tasselli della sua memoria e li sta riordinando.”
Si
fermò un momento a pensare mangiucchiandosi l’unghia del
pollice destro.
“Bene
facciamo una prova,forse è presto ma stai…posso darti del tu?”
“Se
anche io posso!”
“Ok
Dwaine,dicevo che stai reagendo bene agli stimoli esterni quindi proviamo con la
stimolazione vocale.Per favore sdraiati sul lettino e chiudi gli occhi.”
Dwaine
eseguì silenziosamente e Pascal senza essere visto,aprì un mobiletto situato
vicino alla finestra ,dove all’interno vi era un impianto stereo.
“Rimani
ad occhi chiusi.Questa musica che senti è il coro ‘Uhm’ della Butterfly di
Puccini ,assaporalo fino in fondo,lascia che la musica ti guidi”
Davanti
a Dwaine le palpebre scomparvero e si aprirono ai suoi occhi strani giuochi di
ombre e luci che da mostri si trasformavano in animali,in fate ,in alberi.
La
musica finì ma Dwaine rimase ad aleggiare con la mente in quello stato di
tranquillità e rilassamento.
“Dwaine
come ti senti?”La voce di Pascal gli giungeva lievemente sussurrata in modo da
non turbare la tranquillità raggiunta.
“In
paradiso...”
“Bene.Vuoi
parlarmi di quella discussione?”
“D’accordo.Ero
in camera mia con Matt e stavamo parlando. Matt diceva che da una settimana non
si faceva più e che voleva entrare in comunità per disintossicarsi.Voleva
portarci anche me”
“Come
ti sentivi?”
“Un
verme .L’avevo portato io dagli spacciatori la prima volta.”
Di
nuovo quella sensazione orribile della sera prima.Sembrava che il suo stomaco
volesse uscirgli dal ventre strappandogli la carne.Doveva bere ,no, mangiare no,
no…
Dwaine
scattò sul lettino e cominciò ad ansimare.
“Cosa
succede?”
“Devo
andare in bagno ,ti prego dimmi dov’è!”Ora sudava e la voce gli tremava.
Pascal lo aiutò a scendere e lo condusse nel bagno .Dwaine accostò la porta
,si piegò sul water e vomitò.
“Cosa
hai mangiato stamattina?”Chiese Pascal con un tono sarcastico.
“Niente”Rispose
Dwaine a fatica.”Mi è successo anche ieri sera”Il ragazzo si sciacquò la
bocca e si appoggiò per un attimo sullo stipite della porta.
“Scusami,
non so cosa mi sia successo”
“Non
c’è problema Dwaine.Da quanto tempo sei uscito dall’ospedale?”
“Oggi
sono quattro giorni,ma domani devo
tornare per un controllo…..”
“Ti
hanno gia dato la cura al metadone?”
“No,non
l’ ho voluta.”
“Non
rinunciarci o sarà sempre peggio”
“Si,lo
so”
Tornando
a casa si accorse che una automobile lo seguiva da quando era uscito dallo
studio del dottore.La cosa lo amareggiò ; poteva darsi che Pascal non fosse
dalla sua parte e stesse recitando ……perché?Perché non poteva essere
normale come tutti gli altri?Cosa diavolo gli era passato per la testa ,perché
era stato un idiota e ora si odiava così tanto?
Parcheggiò
la sua auto nel vialetto ,prese la bicicletta dal garage e corse via pedalando
più veloce che poteva.
Inizialmente
l’auto lo inseguì solamente accelerando poi quando il distacco aumentò uno
dei due agenti in borghese prese la sirena e l’applicò sul tettuccio
dell’auto.
Dwaine
pedalò con tutta la forza che aveva nelle gambe ottenendo una buona
distanza.Improvvisamente girò per una traversa ed ebbe tutto il tempo di
nascondersi dietro una piccola siepe .
L’automobile
passò ripetendo il petulante suono della sirena e sorpassandolo ignara del suo
nascondiglio.
Il
ragazzo si alzò pulendosi la salopette di jeans che si era sporcata di terra e
risalendo in bicicletta si diresse verso la campagna lì vicino.
Era
quasi primavera e l’aria tiepida
faceva ondeggiare l’erba.Un sentiero di terra battuta si snodava oltre
l’altura alla quale si stava avvicinando Dwaine.
“Diwi
non correre aspettami!”
Si
voltò sorpreso e cercò con lo sguardo chi l’avesse chiamato.
Nessuno
,solo erba e un ribollio di
sottofondo .Fece un bel respiro e salì la collinette arrivando ansimante alla
cima.
Da
lì si poteva vedere tranquillamente il ruscello che per tutti era il
“fiume”
“Dwaine
non ti avvicinare all’acqua!Aspettami,non sai nuotare!!”
Si
voltò di nuovo ,guardò ai piedi della collinetta ma niente e nessuno a
quell’ora si aggirava in quella zona.
“Prima
i flash,adesso le voci, tra un po’ le visioni …”
Rise
di se e si lasciò andare lungo la discesa.
Arrivato
in fondo ,lasciò la bicicletta appoggiata ad un albero e si sdraiò sulla riva,
al sole.
Era
una vera pacchia il calore del sole ,e c’era una tale tranquillità e pace che
indussero Dwaine ad addormentarsi.
Fu
il sonno più tranquillo che faceva da quando era uscito dall’ospedale e fu
anche un sonno riparatore.
Un
paio d’ore dopo ,quando si risvegliò si sentiva molto meglio e più lucido.
Decise
di aspettare fino alla sera così da mobilitare in casa sua tutta la polizia dei
dintorni in modo che quando sarebbe tornato nessuno avrebbe potuto mentirgli.
Rimase
sdraiato sull’erba a meditare.
“Saranno
le quattro più o meno”Il suo stomaco brontolava, non mangiava dalla sera
prima ma in compenso non aveva più rimesso .Udì delle voci in
lontananza e si preoccupò.
“No!Di
nuovo!Sto diventando pazzo!”
Le
voci continuavano e sembravano avvicinarsi lentamente fino a poter distinguere
le risa di una donna con qualcun altro e il rumore della catena di biciclette.
Si
alzò di scatto e si voltò in direzione dei suoni ; dalla parte opposta alla
collinetta arrivavano una ragazza con due bambini in bicicletta,uno dietro con
un cestino in mano e l’altro sul seggiolino davanti.
Si
sentì sollevato da quella visione così si rimise sdraiato e richiuse gli occhi
,tranquillo.
La
ragazza e i due bambini si fermarono ad una ventina di metri da lui , scesero
dalla bicicletta e cominciarono a giocare a mosca cieca .Sembravano non essersi
accorti della presenza del ragazzo ,ridevano.
“Zia
devo fare la pipì!”Era il più grande dei due.
“Non
ti avevo detto di farla prima di uscire?”
“Si
ma non mi scappava prima.Dai me la faccio sotto!”
“Va
bene va bene. Teresa non muoverti da qui,intesi?Porto Gianni a fare la pipì
dietro quel cespuglio.”
Teresa!La
più piccolina!Non doveva avere più di cinque o sei anni e Dwaine la sentiva
cantare la sigla di un cartone animato.
Forse
si stava avvicinando poiché la sua vocina era sempre più forte.
“Terè
dove sei?” Evidentemente Gianni aveva finito di fare la pipì ed ora bisognava
recuperare la piccola peste.
Improvvisamente
qualcosa entrò nel naso di Dwaine,fu così fastidioso da doversi alzare seduto
e starnutire fortemente.
Aprì
gli occhi e vide una pargoletta accanto a lui che rideva felice con uno stelo
d’erba tra le mani.Altro che piccola peste!
Rise
anche lui .Nel frattempo la ragazza sopraggiunse con Gianni,tutta
preoccupata“Mi dispiace terribilmente ,la scusi è una maleducata..”Guardò
con occhi severi la bambina
“Non
c’è problema ,non si preoccupi”Le aveva sorriso.
In
quel momento lo stomaco di Dwaine emise un forte gorgoglio e lui divenne rosso
in volto come un peperone .
Terry
scoppiò a ridere trascinandosi appresso il fratello.La ragazza tentò di
trattenersi in un primo momento poi non resistette più e cominciò a ridere
anche lei.
Dwaine
si prese la testa tra le mani e seguì gli altri.
“Mi…mi
scusi non volevo mancarle di rispetto e che è stato così…..così….”E
ricominciò a ridere.
Era
bella.
Per
scusarsi la ragazza lo invitò a fare merenda con loro
“Con
piacere!”Non se lo faceva dire due volte con la fame che si ritrovava!Aiutò
la ragazza a stendere una tovaglietta a quadrucci rossi e bianchi sull’erba
poi si sedette bramosamente in attesa di qualcosa da sgranocchiare.
“Terè
lascia perdere le orecchie di Gianni e venite a mangiare!”
Uno
splendido ciambellone fatto in casa uscì dal cestino e si posò sulla tovaglia
osservato da tutti quegli occhi affamati.
“Che
profumo! L hai fatto tu?”La
ragazza lo guardò e annuì.
“Mia
madre non ha più tempo da dedicare a queste cose”
“Lavora?”
“No,
è che ultimamente gli ho dato altri pensieri..”
“Allora
sei un ribelle!”Rise di gusto e a Dwaine sembrò ancora più bella.
Ribelle
,lui,un idiota che è capace solo a
farsi inseguire dalla polizia.Si odiava ,tanto e questo lo frustrava.
“Chi
vuole inaugurare questo capolavoro della zia? Gianni vuoi provarci?”
Il
ragazzino scosse la testa ,aveva una paura tremenda dei coltelli
“No
zia, fallo tagliare a…..”E indicò il loro ospite
“Dwaine
,mi chiamo Dwaine”
La
ragazza,si chiamava Anna, gli porse il coltello.
Il
pomeriggio passò serenamente tra momenti di silenzio e altri di comiche
esibizioni dei bambini in balletti classici.
“E’
ora di andare a casa!Sono quasi le sette la mamma sarà in pensiero”
Così
Dwaine rimase di nuovo da solo mentre il sole andava a riposare,come gli aveva
detto Teresina,e lui doveva tornare a casa ed affrontare la sua realtà.
Salì
sulla bicicletta e si diresse verso casa.Le strade erano vuote ma illuminate
dalle luci interne delle case, brulicanti di persone che cucinavano ,parlavano
,ridevano chissà per quale motivo.Era quasi arrivato,doveva solo svoltare a
destra e cento metri più avanti avrebbe trovato la sua casetta piena di agenti
che non vedevano l’pra di mettergli le mani addosso.Aveva fatto una bella
cretinata a scappare, se avevano
avuto dei dubbi su di lui ora glieli aveva confermati.
Ebbe
paura ,di vedere la condanna negli occhi di sua madre,
di
dover deludere Steavie un’altra volta …….Sarah!Certo Sarah era l’unica
che l’avrebbe potuto aiutare!
Girò
su se stesso e imboccò una strada che conduceva verso il centro.
Raggiunse
il vicoletto retrostante il negozio della ragazza, ma era buio e non si vedeva
quasi niente ,solo un lampione giù in fondo alla viuzza mandava una tenue
illuminazione .
Lasciò
la bicicletta appoggiata ad un palo e si avvicinò alla porticina rossa
constatando che era stata lasciata socchiusa.
Tentò
di aprirla quando qualcuno lo afferrò alle spalle e lo bloccò spingendolo
violentemente verso la porta e mentre un altro lo ammanettava gli cominciò a
colare sangue dal naso.
“Lei
è in arresto signor Cervantes”
La
centrale era semi vuota a quell’ora ,pochi agenti facevano il turno di
notte.Un ragazzone grosso come un armadio faceva da guardia alla stanzetta dove
era stato chiuso Dwaine.
Il
suo orologio segnava le dieci e venti minuti.Erano tre ore che stava lì dentro
,in quella stanza dove gli unici mobili erano un tavolo quadrato ,tre sedie ed
uno specchio grande come mezza parete .Avrebbe preferito morire piuttosto che
stare lì senza far niente e senza sapere che cosa succedeva fuori. Passò
un’altra mezz’ora e nel frattempo Dwaine si era seduto
e appoggiato con le braccia al tavolo. Si addormentò.
Sentì
aprire la porta e richiuderla ,senza ricordare subito dov’era.
Poi
una voce familiare lo chiamò.Fu costretto ad alzare la testa e vide Sarah.Si
sentì sollevato.
“Dwaine……io….”Il
ragazzo si alzò e la strinse a se.
“Io
non sapevo niente ti prego non credere che….”
Non
gli aveva neanche sfiorato il cervello l’idea di un possibile accordo tra la
polizia e lei ,ma quell’atteggiamento difensivo senza che lui avesse alluso a
qualcosa lo fece insospettire.
“Dwaine
ti prego ,se ricordi qualcosa parla o quest’incubo non finirà mai”Si
sedette su una sedia e il ragazzo fece lo stesso.
“Io
non ricordo niente….”
“E
allora perché sei scappato?”Lo aveva fulminato
“Ma
non capisci?Mi risveglio e non so più chi sono, che cosa ho fatto….la polizia
mi perseguita ,non ho più la fiducia di nessuno ma che devo fare?”Aveva gli
occhi leggermente velati ed il tono era stato angoscioso.Si prese la testa fra
le mani “Che devo fare?Dimmelo tu,che devo fare?”Lo aveva sussurrato .
Lei
guardò per un attimo allo specchio e questo non sfuggì a Dwaine.
“Dimmi
tutto ,io ti aiuterò,ci sarò sempre.Quattro anni di fidanzamento non li
dimentico così in un attimo.Ti aiuterò se vuoi posso fingermi tua complice ma
per far ciò mi devi dire tutto Dwaine”
Si
era venduta a loro! Non trovava le parole per definirla. Ora che l’aveva
scoperta ricordava anche quelle parole che le aveva detto sulla porta di casa
due giorni prima ‘non è stata colpa mia idiota !Non è stata colpa mia’
“Vattene!”La
voce fredda e tagliente fece sussultare la ragazza.
“Ma
Dwaine….”
“Vattene
e non osare mai più avvicinarti a me .Sei solo una venduta”
“Ma
che dici,che ti succede Diwi….”
Gli
occhi del ragazzo lanciarono fiamme ed esplose
“Vai
via!!!!E dì a quelli là” E indicò con il braccio lo specchio “che non
potranno cacciarmi di bocca niente con la forza o con i giochi subdoli “ In
quel momento fu come se lei si fosse levata la maschera. Si alzò in piedi e
incrociò le braccia, ridendo
“Tranquillo
me ne vado, ma sappi una cosa ,povera vittima indifesa e tormentata ,non è la
polizia che insegue ma è la tua coscienza bastardo!Lo so che l’ hai ammazzato
tu Matt e prima o poi pagherai per questo.Non sei nessuno,
non
dovevi tirarlo in mezzo …..”
Si
scagliò contro il ragazzo colpendolo ripetutamente con il pugno destro e solo
l’intervento della guardia riuscì a separarli.La portarono via mentre ancora
si dibatteva come una furia e urlava.
Dwaine
si sentì mancare la terra sotto i piedi la prima cosa che gli passò per la
testa fu quella di uccidersi, magari impiccarsi al lampadario della sua
cameretta.
Ricominciava
a sentirsi male ,doveva vomitare.
Il
naso aveva ricominciato a sanguinare a causa dei pugni di Sarah.Si levò la
camicia,rimanendo solo con una t-shirt bianca e la salopette .Strappò con i
denti e con le mani un pezzo della manica e si tamponò il naso.
Dopo
una ventina di minuti entrò un signore piuttosto basso e tarchiato ,con i
capelli bianchi ,vestito con un completo grigio ,camicia bianca e cravatta
blu.Sembrava stanco.Lo seguirono altri due uomini più giovani ,forse poliziotti
in borghese.
Si
accomodò di fronte al ragazzo mentre gli altri rimasero in piedi. L’uomo
sbuffò ,si fece passare delle carte da uno dei suoi e poi parlò:
“Lo
sai che essere complici a spaccio di droga e ad un omicidio e un reato
penale?”
“Io
non mi ricordo niente di ciò e non potete accusarmi di nulla”Stava per
vomitargli addosso forse non solo per il mal di stomaco
“Ragazzino
parliamoci chiaro :non ho nessuna voglia di stare appresso ai tuoi capricci
,quindi….”
Dwaine
divenne bianco come un lenzuolo,i suoi occhi rotearono e vide l’uomo
sdoppiarsi ,poi triplicarsi …..alla fine cadde a terra privo di sensi,urtando
il pavimento con la testa.
“Per
adesso la dose sarà a 80.Il mese prossimo a quaranta e poi a seconda di come
reagirà diminuiremo o riaumenteremo ”Non riusciva a vedere niente ma sentiva
la voce di un uomo e gli svariati ‘si’ di sua madre.
Qualcuno
entrò con passo deciso e chiese con voce alterata
“Perché
non sono stato informato che era in astinenza?”
Era
l’uomo robusto della centrale .
Il
dottore chiese di abbassare il tono e poi rispose
“Quando
lo abbiamo dimesso la settimana scorsa non ha voluto sentir ragioni per la cura
al metadone,ma gliene avrei riparlato questa mattina alla visita di routine
se……”
“Va
bene ,va bene.Ma perché ,insomma, è passato poco tempo e già queste crisi così
forti…..”
“Tenente”stavolta
era alterato lui “Non si
ossessiona un convalescente senza neanche dargli il tempo di riprendersi.”
Evidentemente
non scorreva buon sangue tra i due.
“Comunque
,signora” il tenente ora parlava a sua madre
“Ci
sono arrivate minacce all’incolumità di suo figlio.Forse è il caso di
allontanarlo da qui ,almeno fino al processo….”
“Quale…quale
processo?”Si era fatto forza e aveva parlato
Tutti
si erano voltati ,con l’aria stupida di chi ha visto un fantasma.La madre si
avvicinò subito accarezzandogli il volto con delicatezza.
“Nicholas
Potter e sua figlia Sarah,le hanno fatto causa per deviazione psicologica e
omicidio ai danni di Mattew Potter deceduto il tre luglio di quest’anno per
over dose di cocaina.”
Dwaine
chiuse gli occhi che aveva così faticosamente riaperto e disse a sua madre,
anche se lo udirono anche gli altri
“Perché
non sono morto anch’io?”
Si
era ripreso velocemente e il dottore contava di farlo uscire entro la fine della
settimana.
Quello
stesso giorno fu messo un poliziotto di guardia fuori dalla sua stanza ed chi
voleva entrare doveva essere perquisito.
Nel
pomeriggio tornò sua madre con Steavie .Era piuttosto scosso ma Dwaine riuscì
a calmarlo.
“Non
me ne vado più via ,è solo che ho mangiato poco e mi sono sentito male.Sto
bene ora stai tranquillo”
“Abbastanza
bene da fare una partita a Game Boy?”Dwaine sorrise e facendo sedere il
fratellino sul letto con lui cominciò a giocare.
Passò
così buona parte del pomeriggio e quando fu ora di andare Steavie fece un po’
di capricci,poi minacciato dalla minestrina di verdure della mamma se ne andò
lasciando il video game con un nuovo gioco al fratello.
“Domani
mattina alle sette sarò di nuovo qui” La madre lo baciò sulla fronte .
Era
stanco perciò si mise a dormire.Non riuscì a riposare molto forse un’oretta
o poco più.Quando riaprì gli occhi l’orologio sul comodino segnava le otto
meno dieci.
Sentì
il respiro di qualcuno e alzò la testa. Pascal era in piedi davanti alla
finestra che guardava di fuori.
“Pascal…”Si
mise seduto con un po’ di fatica.Il dottorino si avvicinò al letto
sorridendogli con la bocca e con gli occhi da dietro gli occhiali.
“Come
và ?”
“Bene
,bene non mi uccide niente ,purtroppo”guardò verso la porta.
“Mi
ha chiamato il tenente Colombo..”
Dwaine
si voltò scoppiando a ridere
“Che
è uno scherzo?”
“No,si
chiama davvero così.Mi ha detto che eri qui”
Dwaine
lo guardò alludendo ad una presa in giro. Pascal rise alzandole braccia come
quando si fa il giuramento in tribunale sulla Bibbia
“Te
lo giuro,davvero” prese una sedia e si accomodò lì vicino
“Sono
riuscito a farti ridere ,è una bella conquista!”
“Già!”annuì
restando un po’ in silenzio,poi abbassò lo sguardo “Sei favorevole
all’eutanasia ?” Pascal sbarrò gli occhi “Che cosa ti passa per la testa
Dwaine?” L’ilarità del momento precedente era scomparsa e Pascal aveva
sentito gelare il sangue alle parole appena dette dal suo paziente.
“Stavo
pensando a …..”
Il
panico assalì Pascal.Era il primo caso di questo tipo che gli capitava da
quando lavorava.Autolesionisti ,depressi, visionari ,e anche
ex-tossicodipendenti ma mai era passato per la testa ad uno di questi di
chiedergli di aiutarli a morire.
Era
in questi casi che la sua intelligenza precoce che lo faceva trovare a ventitre
anni alla stessa situazione di
molti adulti,lo faceva sentire invece incapace ,senza le parole,cosa che gli
capitava raramente.
Si
passò una mano tra i capelli e chiuse gli occhi.
“Scusami
non volevo metterti in crisi,è che non so più con chi parlare”
“Io…mi
hai spiazzato sinceramente e non sono preparato ad una situazione del genere
.L’unica cosa che ti posso dire ,da amico prima e poi da dottore,è che
uccidendoti darai conferma a quello di cui ti accusano e la tua reputazione sarà
quella del vigliacco che si è lasciato travolgere dalla sua colpevolezza.
Io
ti credo Dwaine ,ma dammi la possibilità di aiutarti”
“Grazie”
Tornato
a casa rimase come al solito da solo.La madre tornava per l’ora di pranzo ,Steavie
era scuola fino al pomeriggio e quindi aveva tutta la mattinata a disposizione
Cosa
fare?Sistemò un po’ la casa ,lavò i piatti poi si sdraiò cinque minuti sul
divano.
Qualcuno
suonò alla porta. Titubò in un primo momento poi si disse “Sono un uomo
accidenti!”
Aprì
la porta sentendo una piccola strizza allo stomaco.
“Tenente
Colombo!” Realizzò l’omonimia e rise sotto i baffi
“Salve
ragazzo,sia chiaro che preferisco che mi ridi in faccia mi fa sentire meno preso
in giro”
“Scusi….”E
rise di nuovo lasciandolo entrare .
Portava
sottobraccio un fascicolo di fogli che posò sul tavolo lì vicino.
“Prego
si accomodi” Si sedettero entrambi
“Qui
dentro c’è il tuo biglietto aereo per Montreal, Canada.Gli altri fogli sono
le descrizioni delle persone che ti ospiteranno.Sanno tutto ma è come se non
sapessero niente ok?”Dwaine annuì
“Inoltre
scegliti un nome italiano e dì a tutti che sei un parente alla lontana.Tutto
chiaro?”
“No”
“Cosa
non hai capito?”
“Chi
è che mi minaccia,perché lo fa e dov’è”
“Se
tu vuoi uccidere qualcuno vai a casa sua e glielo dici?”
“No,ma
chi è?”
“E
io che ne so?C’è il sospetto che sia il boss Blank Van Grood,secondo alcune
testimonianze eri in rapporti con lui.”
La
testa di Dwaine sembrò scoppiare;un flash back di un uomo alto e grosso ,con il
cranio pelato che gli parlava
“Questa
volta si tratta di Maria,è una cosa semplice.Due chili,500dollari .Ok?”
“Va
bene vedo se riesco a sistemarla stanotte al Blu”
“Prima
te la levi di mezzo,prima ti pago”
“Dwaine
cosa ti succede?” Il ragazzo si scosse come risvegliandosi .
“Quel
nome …lo ripeta per favore,quello di prima”
“Blank
Van Grood?Ti dice qualcosa ragazzo?”
“Non
lo so. E’un uomo grosso ,un armadio?”
“Si
è alto un metro e 93 ,pesa 135
chili e l’ultima volta che è finito dentro è stato perché si è fidato
troppo di un ragazzino, errore che non si è più permesso.Forse è per questo
che ti vuole morto.”
“Chi
è Maria?”
“Mia
sorella”
“Magari
stessimo parlando di sua sorella.Mi ricordo che mi parlava di sistemare Maria
per 500 dollari al Blu….prostituzione?”
“No
non credo,non è nello stile di Blank ,nient’altro?”
“Non
lo so,…… cos’è il Blu?”
“E’
un night club dove sospettiamo abbia il suo centro operativo ma sono solo
sospetti.”
“Ci
vado stasera”
“Tu
sei pazzo,non ci pensare neanche lontanamente”
“Volete
la mia collaborazione ,mi sta bene ma alle mie condizioni”Chiuse gli occhi un
momento ,si sentiva girare la testa.”Che c’è ragazzo ,ti senti male?”
“No
,no sto bene .C’è qualcuno che ha una utilitaria blu?”
“Si,probabilmente
venticinque milioni di americani perché”
“Uffa!
Lei è sempre così spiritoso?”
“Parla
e non rompere le scatole”
“Non
so mi ricordo il cruscotto di una macchina ,una utilitaria blu,ma stavo male e
c’era qualcuno con me ma ….”
“Ma?”
“Non
lo so!Non lo so!”
“Pensi
che Pascal potrebbe aiutarti?”
“Potrebbe”
“Andiamoci”
Lasciò
un biglietto a sua madre con il numero di cellulare del tenente ed un messaggio
che spiegava il perché della sua uscita improvvisa.
La
sala d’aspetto era piena di bambini e la segretaria andò incontro ai nuovi
arrivati.
“Mi
dispiace signori ma oggi è la giornata mondiale dei bambini autistici il
dottore non accetta visite…..”
“Si
levi dalle palle”
La
povera ragazza rimase di pietra e Dwaine non riuscì a farla riprendere .Il
tenente Colombo non era un gentiluomo e forse era per questo che a
cinquantaquattro anni era ancora scapolo.
“Mi
dispiace signorina ….”Tentò di rimediare Dwaine
“Muoviti
ragazzo”
Colombo
piombò nello studio di Pascal cacciando via una signora sulla quarantina con
relativo pargolo.
“Che
cavolo è questa puzza?”
“E’
menta tenente ,e ora potrebbe spiegarmi perché ha cacciato via quella
signora?”
“Ah
si certo!Scusi i miei metodi poco ortodossi ma il nostro giovane smemorato
sembra avere bisogno di lei.”
“Aspetti
un momento”
Pascal
andò alla porta e chiamò la sua segretaria
“Amy
porta tutti i bambini fuori nel parco, facciamo una breve pausa”
Richiuse
la porta e si risedette alla scrivania.
“Allora
piccolo genio ci diamo una mossa?”
Quell’uomo
gli dava sui nervi ,come avrebbe voluto dirgli qualche parolina ……Pascal
guardò Dwaine e lesse nei suoi occhi l’ilarità di chi ha vissuto la scena
dall’esterno.
“Allora
ci diamo una mossa?”
“Tenente
,da ora fino a quando non glielo dirò io dovrà rimanere in silenzio,va
bene?”
Dwaine
si sdraiò sul lettino chiuse gli occhi e attese.
Di
nuovo il coro uhm della Butterfly .La prima volta non aveva prestato attenzione
alla musica ,ma ora che per la seconda volta lo assaporava gli piaceva. La
musica finì ma la tranquillità restò.
Pascal
fece segno a Colombo di rimanere in silenzio
“Che
sono stupido?” Pensò quello tra se e se.
Il
dottorino si accomodò silenziosamente accanto al lettino,con il suo fedele
taccuino in mano e matita dietro l’orecchio.
“Dwaine
sono tutto orecchi”
“Mi
trovo in una macchina ,piuttosto piccola ,blu.
Sono
al posto di guida,ma la macchina è ferma”
“Che
c’è di fuori?Dove sei?”
“Alberi
,cespugli .E’ tutto verde”
“Va
bene ,va bene.Sei solo in macchina?”
“No…
c’è qualcuno accanto a me….”
“E’
un ragazzo o una ragazza ?”
“E’
un ragazzo ha i calzini bianchi e i peli neri sulle gambe”
“Alza
lo sguardo Dwaine,sali su e dimmi se lo conosci”
“Ha
un paio di bermuda colorati,una maglietta verde .
Al
polso ha un braccialetto d’argento, glielo ho regalato io,ne sono sicuro”
“Guardalo
in faccia Dwaine,chi è?”
“Ha
la testa appoggiata alla mia spalla mi parla ma….”
Dwaine
fece un verso come se si stesse strozzando
“Che
c’è Dwaine ?Cos hai visto ?”
“Una
….una siringa”La voce gli tremava “E per terra sul tappetino, dal suo
braccio…dal buco cola sangue…”
“Ti
senti bene Dwaine?” Si era accorto che qualcosa non andava.
“Devo
andare in bagno,scusatemi un attimo”
“Vai
,vai pure”Dwaine si chiuse in bagno
“Beh?Il
suo infallibile metodo ha fatto cilecca?”Colombo fece una smorfia.
“Ma
io non le avevo detto di stare zitto?!”Come l’odiava!
“Tanto
per cominciare il mio metodo non è infallibile.Si tratta solo di mettere in
tranquillità i pazienti più sensibili, e Dwaine è uno di questi.
Poi
probabilmente non capita tutti i giorni di veder un conoscente sotto l’effetto
di stupefacenti”
Il
ragazzo uscì dal bagno
“Tutto
bene?Vuoi smettere?”
“No.Se
non l’o faccio ora non lo farò mai più”Accennò ad un sorriso,anche se non
gli riuscì molto bene.
Si
sdraiò di nuovo e l’incubo ricominciò
“Cosa
ti sta dicendo Dwaine?”
“Mormora
,e si lamenta,piange .”
“Che
dice ?”
“Non
ce l ’ho fatta ,Diwi non ce l’ ho fatta…,voglio morire. …non ce l’ho
fatta…
Mi
dispiace è colpa mia e piango.Nel cassettino c’è la droga lo so,e io
piango”Piangeva sul serio e Pascal non sapeva se andare avanti, stava
rivivendo tutto a pelle ma era troppo importante
“Chi
è ,chi è quel ragazzo?Perché piange?”
“Mi
aveva detto che voleva smettere,ma io ce l’avevo riportato dentro”Non
accennava a smetter di piangere,singhiozzava ma rimaneva freddo e si dominava
quanti più poteva.
“Dwaine
guardalo in faccia ,chi è?”
Dwaine
scosse la testa ,non voleva,non poteva.
Pascal
aveva intuito chi fosse l’agonizzante vicino a Dwaine ma era importante che
lui riuscisse a dirlo,che riuscisse ad accettarlo.
Colombo
trovava la scena patetica;lui apparteneva alla generazione degli uomini “con i
pantaloni”e mai gli sarebbe passato per la testa di piangere davanti ad altri
uomini..
Per
lui quei due erano gay ,due
femminucce sentimentali era l’unica spiegazione .
“Dwaine,
non puoi permetterti di scegliere,guardalo in faccia ,chi è?”
La
reazione di Dwaine fu inaspettata ; pronunciò quel nome con rabbia ,urlandolo
,inarcando le spalle come avesse espulso qualcosa dal ventre ,e richiudendosi su
se stesso come un riccio, singhiozzando e gemendo.
“MATT!!!!!”
Colombo
balzò sulla poltrona sbarrando gli occhi verso Pascal che era rimasto atterrito
dalla sua negligenza.
Aveva
sottovalutato la fragilità di Dwaine .
Il
tenente si alzò dalla sedia e fissò il dorso rannicchiato di Dwaine sul
lettino.
“Che
diavolo stai facendo?Mi sembrava che fossi un ex tossicodipendente
non un frocio”
“Adesso
basta tenente!Esca subito dal mio studio….”
“Stia
zitto lei,ragazzino!Non è certo compiangendolo che si risolve la
situazione.Allora signorina Cervantes abbiamo smesso di frignare?Gradisce un
fazzolettino?”
Dwaine
alzò lo sguardo un momento e si vergognò come mai
balzò
in piedi e scappò via lasciando il tenente e Pascal come statue di gesso.
“E’
contento!?Grazie a lei probabilmente ho perso il paziente più importante della
mia carriera….ESCA SUBITO DAL MIO STUDIO!!!!” Sembrava che da un momento
all’altro gli occhi di Pascal dovessero scappargli fuori dalle orbite, si
sentiva il cuore che pulsava fortemente nella gola.Se non fosse stato lucido
l’avrebbe sicuramente strozzato.
Colombo
prese un sigaro dalla giacca ,l ’accese ,tirò due boccate e con la grazia di
una ballerina spense il sigaro sulla giacca di Pascal adagiata sulla scrivania.
“Arrivederci
dottore”
L’aria
era tiepida anche se in lontananza enormi cumuli pieni di pioggia avanzavano.
Dwaine aveva deciso di
uccidersi,ancora non sapeva come ,forse gettandosi nel lago,oppure
intossicandosi di metadone……un modo doveva pur esserci per farla finita.
L’umiliazione
non era stata tanto il fatto di essere il responsabile della tossicodipendenza
del suo migliore amico,ma il fatto che l’avesse lasciato morire così,perché
anche se lui ,nella macchina ,era sotto effetto delle droghe poteva ancora fare
qualcosa ,doveva fare qualcosa per lui.
Si
sedette sotto un albero,in attesa della pioggia e di quel fulmine che
l’avrebbe sottratto a quella vita che ormai non valeva la pena di
vivere.Piegandosi sentì un rumore dalle sue tasche e si ricordò che aveva
portato con se le pasticche di metadone.Prima di andare da Pascal infatti aveva
avuto paura di ricadere in astinenza dato che non seguiva le dosi del dottore ma
si regolava con le sue sensazioni.
“Due
pasticche…..”Il blister ne conteneva due ed ognuna lo avrebbe sostenuto per
una settimana.Secondo le dosi del dottore ne doveva prendere un quarto ogni due
giorni e lui ebbe la bella pensata di prenderle insieme.
L’unico
problema era :l’avrebbero portato alla morte?
Mentre
questi pensieri gli balenavano per la mente si accorse che uno zainetto da
bambina era semi nascosto dall’erba.Si alzò e lo prese in mano. Sbirciò
all’interno dove trovò un paio di bamboline ,qualche merendina e una
bottiglia da mezzo litro di acqua ancora piena.
“Perfetto!”Prese
la bottiglia e tornò a sedersi sotto l’albero, mentre il cielo tuonava e si
illuminava ai lampi.
“Dovrei
lasciare due righe a mia madre….”Purtroppo non aveva con se niente che
somigliasse a carta e penna e quindi abbandonò con tristezza l’idea.
I
tuoni si fecero sentire di nuovo e
Dwaine si convinse che era arrivato il momento.
Aprì
il blister ,si mise in bocca le pasticche e bevve .Gettò la bottiglia da un
lato e l’acqua continuò ad uscire bagnando il terreno.Involontariamente
cominciò a piangere perché aveva tentato di trovare un motivo per non
uccidersi,ma non l’aveva trovato.Sua madre sarebbe vissuta meglio senza un
figlio incapace di essere uomo,e per quanto riguarda la polizia ,non aveva il
coraggio di andare avanti ,se era stato capace di lasciar morire il suo migliore
amico,poteva solo immaginare cos’altro aveva fatto.
Sandy
poi……Non riusciva a condannarla
per quello che le aveva fatto ma non riusciva nemmeno a capire perché
l’avesse ingannato.Ricordava pochi momenti con lei,più che altro
chiacchierate sulla loro vita insieme,e poi c’era un ricordo che riaffiorava
sempre all’ultimo ,quasi fosse lui a lasciarlo nei meandri della sua mente.
Doveva
essere la loro prima esperienza ,perché lui si sentiva teso e impreparato e lei
tremava tutta come una foglia…..
Dov’era
finita quella magia?Perché non era più possibile tutta quella poesia ,quella
dolcezza che amava tanto….
La
testa cominciava a girargli e intravide tra le lacrime le prime gocce di pioggia
sull’erba ;spostò lo sguardo verso l’orizzonte ,quando riconobbe la sagoma
di qualcuno che correva verso la spianata sotto la collina dove si trovava lui,
ma era troppo accecato dalle lacrime per distinguere se fosse uomo o donna .Alzò
lo sguardo al cielo pregando di morire al più presto ,poi vide un lampo, grande
e potente, ebbe un capogiro e perse completamente i sensi,cadendo in un sonno
profondo,molto profondo,che forse in un’altra vita aveva già conosciuto.
Il
sole splendeva alto in cielo ,e alla luce del primo mattino un enorme arcobaleno
sovrastava la casetta immersa nel verde.Non erano ancora le sei ma Anna e sua
sorella erano già in piedi mentre i bambini dormivano ancora profondamente dato
che la notte passata erano stati svegli fino a tardi per la paura dei tuoni e
dei lampi.
“Maria
ho paura…”Anna era spaventata, e i rossi che solitamente erano dipinti sulle
sue guance erano scomparsi.
“Stai
calma.Cinque anni di corso di infermiera saranno serviti pure a qualcosa!”
“Portiamolo
al pronto soccorso,ti prego Maria!”
“Non
posso rischiare e lo sai bene.Se scoprissero che ho il permesso di soggiorno
scaduto sarebbe la fine per noi e per i bambini….”
“Ma
che dobbiamo fare?”
“Intanto
aiutami a spogliarlo finche i bambini dormono”
Il
pomeriggio precedente Anna aveva portato i bambini al ruscello come faceva quasi
tutti i pomeriggi.
Avevano
giocato e fatto merenda quando all’orizzonte erano comparse delle nuvole
cariche di pioggia,ed Anna si era affrettata a rientrare in casa con i nipoti.
Andando
via però aveva dimenticato lo zainetto di Teresa con alcuni giocattoli e quindi
era stata costretta a tornare indietro a piedi per poter portare l’ombrello ,e
recuperarlo.
Durante
il ritorno aveva cominciato a piovere e quando lo aveva raggiunto lo zainetto
era già completamente fradicio di pioggia ma non fu quello che la sorprese.
Lo
zainetto era stato aperto e mancava la bottiglia di acqua con la medicina di
Teresa.
La
cercò lì intorno ma non la vide.Fu allora che notò qualcosa sporgere da
dietro un albero sembrava una scarpa …
La
voce le si soffocò in gola quando si accorse che quel ragazzo conosciuto
qualche giorno prima era lì ,sdraiato sotto l’albero,bagnato fradicio e privo
di sensi.
Anna
era una ragazza di origine italiana e quindi di costituzione robusta ma questo
comunque non le fu molto utile;infatti per portare quel ragazzo fino a casa sua
dovette caricarselo sulle spalle,fermandosi più di una volta per riprendere
fiato .
Maria
e Anna portarono il corpo senza sensi del ragazzo dalla mansarda in camera da
letto.
Lo
avevano spogliato dai vestiti bagnati e gli avevano infilato una maglia pre -
maman di Maria per coprirlo .
“Certo
che proprio carino con le rose!”Anna rise
“Anna
portami la torcia elettrica ,è nella cassettiera”
La
ragazza gliela portò e Maria si mise subito
a lavoro.
Alzò
le palpebre del ragazzo e le illuminò con la torcia.
Gli
occhi di Dwaine erano annebbiati e le pupille dilatate.
Provò
i riflessi e realizzò che erano quasi del tutto scomparsi.
“E’
drogato.Mi era sembrato ieri sera ma non era sicura…”La risposta fu secca e
asciutta.
“Non
è possibile,sarà la medicina che ha bevuto nell’acqua di
Teresa,magari
è allergico…”
Anna
scosse la testa e la sorella le indicò il braccio del ragazzo.
“Lentiggini.
Beh?Non sarà il primo né l’ultimo ragazzo con le lentiggini.”
“Risalgono
a non più di due mesi fa e non sono lentiggini.”
Maria
lo coprì con una copertina , poi portò fuori Anna.
“Porta
i bambini da Sam,mi deve un favore.Digli che li andrò a prendere nel
pomeriggio.”
“Marì
non esagerare !Ancora si deve svegliare”
La
ragazza sembrò pensarci un po’ ,poi disse:
“Ok,
non credo che si sveglierà prima di domani ma tu comunque ce li porti e li
lasci fino a domani sera”
“Magari
soffre di diabete…..oppure….”non sapeva più che inventarsi.
“Anna
smettila,perché lo difendi così?Ci hai parlato solo un pomeriggio e già credi
di conoscerlo?”
“No,ma
mi era sembrato così un bravo ragazzo….”
“Sarà,ma
non voglio che stia con i bambini,quindi vatti a preparare e portali da
Samantha.”
Anna
uscì,e Maria continuò a controllare il ragazzo.
Era
molto spaventata,non sapeva se la pancreatina di Teresa avesse effetti deleteri
mischiata con il tipo di droga che il ragazzo aveva assunto, se magari non
l’avesse ucciso avrebbe potuto creargli dei danni irreparabili…
Poggiò
le dita sulla gola del ragazzo per sentire il battito;era troppo veloce ma
comunque meno frequente della sera prima.
Guardò
ancora gli occhi con la torcia:erano dei begl‘occhi, color nocciola , grandi e
incorniciati da folte ciglia nere.Peccato che fossero spenti e nebbiosi.
Erano
passato un altro giorno dalla visita di Maria
a
Dwaine e la casa sembrava vuota.Non si udiva alcun rumore e le tapparelle erano
quasi completamente abbassate nella camera da letto.
La
luce penetrava attraverso i fori e creava un’atmosfera pomeridiana di calma e
tranquillità.
Dwaine
aveva appena aperto gli occhi senza ricordare chi fosse o capire dove si
trovasse.Non vedeva molto bene e si sentiva la testa leggera ,come fosse vuota.
Da
fuori proveniva il rumore del vento quando si infrange contro i cespugli e il
ragazzo riusciva a percepirne gli ondeggiamenti dai fori della tapparella.
Si
alzò sui gomiti e osservò il suo corpo:indossava una casacca enorme in tessuto
stampato a fiori.
C’era
qualcosa di strano in quella veste,come se non fosse sua; guardò poi verso una
sedia che si trovava di fronte al letto e riconobbe i suoi vestiti adagiati
sopra.
Ricordò
in quel momento tutto e scoppiò in una fragorosa risata guardandosi le gambe
pelose che uscivano fuori da quella veste.Poi si fece serio .Si mise seduto sul
letto e poggiò i piedi per terra sbattendo le palpebre poiché quel cambiamento
di posizione gli aveva causato un capogiro.
Udì
il rumore di una chiave che girava in una serratura piuttosto pesante,poi dei
passi leggeri all’interno della casa.
Dwaine
,il più velocemente possibile ,si risdraiò sul letto e chiuse gli occhi con il
cuore che gli pulsava insistentemente alla gola. Lasciò gli occhi leggermente
socchiusi in modo da poter capire cosa succedeva intorno a lui e vide una figura
entrare nella penombra della stanza.Chiuse la porta dietro di se e si avvicinò
a lui,sedendosi sul bordo del letto.
Dwaine
percepì un odore dolciastro,forse vaniglia ,e gli piaceva molto.La persona
poggiò pollice indice e medio della mano destra sulla gola del ragazzo e guardò
l’orologio sull’altro polso.
Emise un grugnito ma Dwaine non riuscì ad interpretarlo ne come segno positivo ne come negativo.
La persona si alzò dal letto ed allungò la mano verso la veste per sollevarla quando squillò il telefono. Dwaine tirò un sospiro di sollievo e si guardò per controllare che indossasse almeno le mutande.
"Pronto?" Era la voce di una donna!!
"Ciao Sam ,è successo qualcosa ai bambini?…ah, meno male. Anna vuole parlare con me?Me la passeresti …Grazie!"
Era indeciso se alzarsi o no ,o forse era meglio aspettare che terminasse la telefonata .
"Annina sono tornata ora,gli ho sentito il polso ,è quasi a posto,mi domando solo perché non si sveglia ancora…."
Ci fu una breve pausa e nel frattempo Dwaine si era seduto sul letto ed aveva poggiato i piedi per terra.
"Lasciali lì stanotte,si lo so che piangono ma domani mattina li vado a prendere io e sbrigati a tornare che mi serve una mano per levargli quella cosa orribile di dosso.."
Accennò ad una risatina e anche Dwaine sorrise sentendola ed immaginandosi le risate che quella donna si doveva essere fatta.
Soprappensiero non si era reso conto che la telefonata era finita e che la donna era ora sulla porta con gli occhi sbarrati e forse un po’ spaventata.
"Tutto bene?"Dwaine accennò ad un sorriso per tranquillizzarla
"Ssi….è che….non.."Scosse la testa e si avvicinò.
Dwaine leggeva sul suo viso qualcosa di familiare .Il modo di muovere le mani e gli occhi……
"Io ti conosco?"
"No, ma abbiamo una conoscenza in comune"Nel frattempo aveva preso la torcia elettrica sul comodino e si apprestava a guardargli gli occhi.
"Può stare tranquilla ,anche se fossi un maniaco non potrei neanche toccarla che cadrei all’istante.E’ straniera?Ha uno strano accento"Maria sorrise.
"Sono italiana, di Roma." Fece una pausa, poi riprese "Sarebbe il caso di cambiarti ,non credi?" Dwaine annuì.
Si alzò in piedi ,rimase fermo un attimo poi crollò all’indietro sul letto come un sacco di patate.
"Ho le ginocchia di burro!" Maria rise e gli si avvicinò di più porgendogli una spalla.
"Forse è il caso che mangi qualcosa e poi con mia nipote ti aiuteremo a cambiarti.Te la senti di venire in cucina ?"
Dwaine annuì ed appoggiandosi alla spalla della ragazza cominciò a camminare,perdendo ogni tanto l’equilibrio.
La cucina era situata a destra della porta principale ,mentre la camera da letto era in fondo al corridoio a sinistra dell’entrata, e nel mezzo davanti all’ingresso c’era un piccolo salone.
Passando per giungere alla cucina Dwaine notò che un divano letto era tutto scomposto ed un guanciale da notte era appoggiato su una sedia.
"Hai dormito qui?Mi dispiace di averti usurpato il letto!"
"Non è un problema ,ne avevi più bisogno tu."
Entrarono in cucina e Dwaine si sedette su una sedia.
"Come…..cioè perché sono qua?"
"Mia sorella ti ha trovato vicino al ruscello privo di sensi.
Preferisco chiarire subito una cosa:la mia casa è tutta per te finche ne hai bisogno ma se fai del male a me o a mia sorella a causa della tua tossicodipendenza non mi riterrò più responsabile della tua salute."
"Perché responsabile?"
"Non ti ho potuto portare in ospedale perché ho il permesso di soggiorno scaduto e perciò sei setto la mia responsabilità""
"Come hai saputo che sono….che ero tossicodipendente?"
"Sono infermiera ,ne ho visti altri come te."
Anna aveva preso una storta ad una caviglia per strada.Quelle bellissime scarpe della sorella con il tacco di sei centimetri non erano adatte per camminare in campagna ma ci teneva troppo a sembrare una ‘signorina’.Così arrivò in ritardo zoppicando con il piede sinistro e maledicendo i suoi diciassette anni.
Entrò in casa e chiamò la sorella .Quest’ultima non rispose subito e Anna l’andò a cercare zoppicando per casa.
Quando arrivò in cucina trovò un piatto sporco e delle briciole sul tavolo, poi sentì delle risa provenire dal bagno.
Non fece in tempo ad arrivare alla porta che un uomo uscì dal bagno tenendo la sorella.In realtà era la sorella che teneva Dwaine ma la penombra aveva ingannato Anna.
"Leva le mani di dosso da mia sorella!!!!"E si scagliò contro il ragazzo agitando le mani
"Ferma Anna!!!" Maria non aveva fatto in tempo a fermare la sorella che già aveva gettato per terra il povero ragazzo .
"Anna basta!"Riuscì a staccarla da Dwaine che aveva cominciato a ridere sdraiato per terra.La scena era stata comica , e quella ragazzina così impulsiva…
Anna guardò in faccia la sorella e poi guardò il ragazzo per terra non capiva e scuoteva la testa.
"Ma che …..??" Maria non riuscì a trattenersi e seguì Dwaine che esplose in risate a crepapelle.
Anna fece la faccia offesa non capendo ed alzò le tapparelle in tutto il corridoio .Fu allora che riconobbe Dwaine e si gettò verso di lui per aiutarlo ad alzarsi mentre rideva ancora sotto i baffi.
Anna e Maria erano sedute fuori in giardino e sorseggiavano una tisana mentre Dwaine era tornato a dormire.
Il sole era quasi totalmente tramontato e l’aria era fresca e piacevole.
"Finalmente ti vedo un po’ rilassata,ultimamente le tue rughe erano sempre in tiro…….."
"Ma pensa ai tuoi pedicelli! Le rughe,io!" Risero dei loro bisticci e continuarono a prendersi in giro per un altro po’, poi Maria si fece seria.
"Ho avuto davvero paura.E’ la prima volta che mi trovo ad affrontare una situazione difficile da sola."
"Daniel tornerà presto e ti sposerà così avrai anche la cittadinanza e io potrò ricominciare a studiare ,finirà tutto presto Marì"
Nel frattempo il tenente Colombo era in crisi;Dwaine era scomparso probabilmente e Pascal non faceva altro che ricordarglielo.
La signora Cervantes non parlava ormai da giorni e tutti erano convinti che Dwaine si fosse suicidato,aspettavano solo di ritrovare il corpo da un momento all’altro .
Solo Pascal non era convinto.Gli era sembrato di averlo convinto quella volta all’ospedale,e non era possibile che si fosse ucciso.Forse uno degli scagnozzi di Blank Van Grood l’aveva fatto fuori ma era troppo strano ,da quando era avvenuto l’omicidio non si erano più visti in giro.
Le ultime persone che l’avevano visto erano due poliziotti che lo pedinavano a sua insaputa poi era come svanito nel nulla. Pascal tentò di ricordare ogni piccolo particolare che aveva caratterizzato le sue discussioni con Dwaine ed evitava di ricordare quello di cui avevano parlato in ospedale,dell’eutanasia.Proprio nel bel mezzo della crisi arrivarono due telefonate molto importanti.
La prima arrivò circa una settimana dopo la scomparsa di Dwaine,a casa sua ,e siccome la madre era in commissariato aveva risposto il fratellino Steavie.
Più o meno era andata così:
"Potrei parlare con Dwaine?"
"No non c’è"
"E dov’è ?"
"Non so se posso parlare.Lei chi è?"
"Non importa ,quando torna?"
"Non lo so…cioè …è via da tanto…"
"Quando torna digli che ‘Orso bianco lo aspetta nel mare blu’.Hai capito bene?"
"Si, l’orso bianco lo aspetta al mare."
"Nooo!!Prendi un pezzo di carta e scrivi…."
"Eccolo!"
"Allora ‘orso bianco…..aspetta Dwaine…..nel mare blu’"
"Va bene glielo dico appena torna. Arrivederci"
"Arriv…apetta ragazzino!"
"Dica?"
"Mi ero dimenticato di dirti che l’incontro è dopodomani sera alle 11"E aveva attaccato la cornetta.Il telefono era sotto controllo ma le ricerche della polizia avevano portato ad una cabina telefonica situata sull’autostrada che costeggiava la città,quindi la situazione era alle stesse condizioni di prima.
La seconda telefonata arrivò a casa di Sarah la mattina dopo,in negozio
Di Isde
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