Vi racconto una storia....
Di Isde

PER IL MOMENTO E' TUTTA SU UNA PAGINA.....

 

 

Il sole era tramontato da pochi minuti ,ma già per la strada erano stati accesi i lampioni.

A quell’ora, in periferia, la gente era tutta in casa ,chi a cucinare ,chi ad ascoltare la musica chi a prepararsi per uscire e le strade erano deserte e colorate dalle luci interne delle abitazioni.

Dwaine osservava le familiari strade, collegando nella sua mente piccoli tasselli che un giorno gli avrebbero restituito la memoria.

La donna che guidava arrestò improvvisamente

l’’autovettura.

“Siamo a casa?”chiese Dwaine guardando curioso fuori.

“No ,non ancora, ma prima di arrivare dovevo parlarti, dopo non avremo più il tempo.”

Dwaine intuì.”Senti mamma…..”

“Promettimi che non succederà mai più,” interruppe bruscamente la donna  “Promettimelo Dwaine!”

La sua voce era stata inizialmente aggressiva poi si era fatta  supplichevole.

Dwaine la guardò in volto,constatando che gli ultimi tre mesi l’avevano tremendamente invecchiata.

“Te lo prometto mà”

La donna riaccese il motore della macchina e proseguì fino alla sua abitazione.

 

Nella casa regnava un silenzio di tomba.Tutte le luci erano spente ma aleggiava un odore di cose da mangiare, un odore che stimolò la memoria di Dwaine. Forse era pollo …          All ’improvviso si rese conto che sua madre non era più accanto a lui ma era subito fuggita in qualche camera.Se solo si fosse ricordato la disposizione della casa avrebbe acceso la luce .

Qualcosa cadde alla sua destra, poi un momento di smarrimento per la luce improvvisamente accesa ed un coro di ‘ Ben tornato ’ investi Dwaine.

Nonni ,zii , cugini e vicini di casa erano tutti lì, sorridenti ,

intorno ad un tavolo imbandito a festa che lo osservavano in attesa che lo sbalordimento del ragazzo passasse.

“Io……io non so che dire!”.Si sentiva imbarazzato davanti a quelle facce così familiari ma che non riconosceva.

Un ragazzino sulla decina lasciò il gruppo di parenti e si gettò tra le braccia di Dwaine urlicchiando dalla gioia.

Il ragazzo ebbe un momento di panico poi il nome del ragazzino gli affiorò sulle labbra automaticamente.

“ Steavie” mormorò in modo che solo il fratellino lo sentisse .

“Diwi  ti siamo mancati?”

Il cuore gli si strinse al pensiero di quanto l’aveva lasciato da solo, quel pulcino che sentiva di dover proteggere sempre.

La festa finì presto e Dwaine sentì la stanchezza di quasi tre mesi di dottori,malati,siringhe,medicinali…andò a letto dopo aver salutato la mamma e il fratellino ,sentendosi svuotato.

 

 

Il tappetino verde del bagno era sotto il lavandino come al solito.Ricordava un uomo insieme a lui ,davanti allo specchio, mentre gli insegnava a farsi la barba.

Suo padre, come poteva essersi dimenticato di lui!

Guardò il proprio volto riflesso e si accorse che non si piaceva.

Tutto quello che gli avevano detto riguardo alla sua vita prima dell‘ incidente era mostruoso e ora era costretto a lavorare sodo per riacquistare la memoria e collaborare con la polizia se voleva rimanere fuori dai guai e dalla prigione.

Che razza d’uomo era in realtà?Perché sua madre non aveva fiducia in lui,o meglio non aveva  ‘più’  fiducia in lui?

Prese lo spazzolino e si lavò i denti.

 

Alle dieci aveva il primo appuntamento per la terapia  e si sentiva tremendamente nervoso. Per una serie di coincidenze sua madre non aveva potuto accompagnarlo ,ed ora ,nella sala d’aspetto, ringraziava Dio che non lo avesse visto così nervoso.

“Lei è il signor Cervantes?”.La segretaria era giovane ma piuttosto bruttina ed il suo volto era coperto dalle cicatrici dell’acne.

“Si ,sono io.” “Entri, il dottore la sta aspettando”

 

Lo studio era piccolino e nell’aria c’era un odore di menta talmente forte che sturava tutte le vie aeree degli ospiti ,e chino sulla una scrivania di tek ,un ragazzo non più grande di Dwaine studiava un documento con molto interesse.

Si accorse della presenza del nuovo paziente e alzandosi di scatto gli porse la mano destra ,facendo cadere una pila di fogli dalla scrivania sul pavimento e sporcandosi l’altra mano con l’inchiostro di un timbro personalizzato che era riverso su un registro.

“Pia ..Piacere ,Pascal Harvey.” Sorrise  mascherando l’imbarazzo dietro due occhietti vispi.

“Salve ,sono Dwaine Cervantes “.

“Ah! Si certo certo , la polizia mi ha parlato di lei….. insomma mi hanno detto che dobbiamo collaborare alle indagini su un caso di droga….. in che modo posso aiutarla io?” Gli occhietti vispi si erano accesi di interesse ed il visetto da ragazzino aveva perso il rossore del primo imbarazzo ed era tornato bianco .

“Sono stato testimone di un omicidio e complice di spaccio di stupefacenti ,ma in seguito ad una overdose sono entrato in coma ho perso la memoria e ……”

“Dovrai cantare tutto se vuoi restare libero”Concluse Pascal.

“Già , è così” Aveva abbassato gli occhi per paura di trovare una condanna negli occhi del dottorino.

“Dwaine ,preferisco essere chiaro dal principio: io ti aiuto se tu mi aiuti.Non sta a me giudicare la tua vita , ma sono io che te la posso restituire, quindi….”

Ci fu uno sguardo di assenso da parte di Dwaine e Pascal sorrise dicendo “Cosa ne dice di cominciare?”

 

Aveva preso la macchina per andare dal dottore ,anche se all’inizio aveva temuto di non ricordarsi come si guidasse ma poi ,superato il primo impatto era filato tutto liscio.

Al ritorno decise di comprare un regalo per sua madre e girò per il centro cercando qualche negozio interessante.

Rimase colpito dalla vetrina di un negozio;era piccola ma deliziosamente sistemata  .

Una tendina a quadrucci verdi e bianchi fungeva da sfondo e davanti a questa erano adagiati piccoli oggetti in legno grezzo decorati a stancils e scatolette realizzate con la tecnica del decoupage.

In casa aveva visto qualche cosa simile e quindi si propose di entrare per dare un’occhiata .

 Il negozio era apparentemente vuoto ,ma da una stanza attigua e comunicante arrivavano rumori .

La tendina che divideva le stanze fu spostata da un uomo panciuto che chiese:

“ Le posso essere utile?”L’uomo sbarrò gli occhi appena riconobbe chi gli era davanti .

“Dwaine…..non sapevo fossi uscito dall’ospedale…”L’aveva detto quasi mormorando e continuando a fissarlo come allibito.

“Come …come ti sei sciupato ragazzo….”

“Signore,lei mi conosce?”

L’uomo accennò ad un sorriso ma si dominò subito.

“Sarah mi aveva accennato alle conseguenze del coma ….ma non credevo fino a questo punto.”Sembrò combattuto tra dire o non dire qualcosa.

“Ragazzo ,sono il tuo ex-suocero,più o meno,non ti ricordi di me?”

Allarmato Dwaine dise“Non sapevo di essere stato sposato.”

“No, no ragazzo non fraintendere ,mia figlia era o è ,non so bene la situazione,la tua fidanzata …”

Non fece in tempo a finire che il ragazzo era già corso fuori. I poliziotti che lo avevano pedinato da casa  e dei quali non si era accorto,videro Dwaine correre fuori dal negozio e fraintendendo il suo gesto, lo bloccarono uscendo dalla macchina e puntandogli contro la pistola.

“Fermo ragazzo!”

In quel momento Dwaine si scosse e rendendosi conto dell’accaduto smise di correre e alzò le mani rivolgendosi ai poliziotti ;aveva perso il contatto con la realtà per pochi attimi .

“Che diavolo ti passa per la mente !!”

“Scusate io….io non so che mi è successo”

Uno dei poliziotti disse all’altro

“Dovremmo portarlo alla centrale…”

“Lascia perdere Mark ,non lo vedi che è tonto!”(?)

 

 

Come fu a casa ebbe l’istinto di mettere le mani addosso a qualcuno. Cercò sua madre ma era ancora fuori per la spesa e Steavie era a scuola fino alle quattro.

Si sdraiò sul letto ma non riuscì a chiudere occhio, un po’ per la fame ,un po’ per il nervoso.Suonarono al campanello della porta.

Una ragazza dai capelli rossi e gli occhi azzurri lo osservava sulla porta ,con le pupille dilatate.

“Dwaine papà mi ha detto …..”

“Chi sei?”Lanciava fiamme dagli occhi

“Dwaine sono io,Sarah non ti ricor…..”

Lui rispose in maniera categorica e forse un po’ troppo forte”No !Non ti conosco non so chi sei e non voglio neanche saperlo!Lasciami in pace!”

Sarah sbiancò in volto e gli occhi le si velarono; continuava a fissarlo incredula scotendo leggermente la testa quasi non credesse a quello che vedeva.

“Tu stai mentendo!…Che stupida! ….Ce l ‘hai con me per -l’incidente vero?Non me l’ hai mai perdonata ma che dovevo fare ?!” Sarah si voltò e corse via. Dwaine spinto da uno strano senso di colpa le corse dietro.Le afferrò la spalla destra e la costrinse con forza a voltarsi.Aveva gli occhi vuoti come se fosse in un altro mondo ma continuavano comunque a scendere lacrime sul suo volto.

“Chi sei?Ti prego scusami per prima ma mi devi aiutare ,chi sei?”

“Mi stai prendendo in giro ?”Ora sembrava più calma.

“Dwaine ……”

“Vieni dentro con me ,per favore.Ho bisogno di parlarti.”

 

Dwaine la fece sedere su una poltrona imbottita e il   corpicino esile di Sarah vi sprofondò dentro.

Dwaine prese una sedia e si pose quasi di fronte a lei.

“Io ….io vorrei ancora scusarmi per prima  “ trattenne il respiro  “Non ero io”

“Tu non ricordi nulla di noi vero?”Era malinconica.

“No, cioè…ogni tanto ho la sensazione di averti già visto,ma sinceramente non ricordo nulla di noi”

“Forse è meglio così,negli ultimi tempi non andava poi così bene.Comunque , hai detto che devi parlarmi no?”

“Si ho la sensazione che mi stiano nascondendo qualcosa…”

“Chi?”

“Mia madre,i poliziotti,…è come se sperassero che ricordi solo ciò che fa comodo a loro..”

Si udì il rumore della porta che si apriva ed una voce si rivolse a Dwaine

“Diwi sei in casa? Aiutami che le buste pesano…..ho una bellissima notizia …”Sembrò sbiancare quando vide Sarah ma si riprese abilmente .

“Sarah ciao!Quanto tempo è passato dall’ultima volta che ci sei venuta a trovare!”

 

Parlava ininterrottamente da quasi un quarto d’ora e a Dwaine la cosa non piacque molto.

Sembrava che la stesse tenendo occupata apposta per non consentirle di parlare.

“Mamma credo che Sarah debba tornare a casa è ora di pranzo…”

Aveva tentato di sovrastare la sua voce imponendosi e ci era riuscito lasciandola spaesata

“Certo caro…”Aveva sbarrato gli occhi e lo fissava.

“Vieni Sarah ti accompagno alla porta “

“Grazie Mandy porterò i saluti a casa.

Sulla porta prima di lasciarla andare le chiese sottovoce per non farsi udire da sua madre

“Quando posso rivederti?Dobbiamo finire di parlare”

“Domani sera rimango in negozio per sistemare alcuni mobili, sarò sola e il negozio sarà chiuso all’esterno .

Tu passa dietro per il vicolo e bussa alla porticina rossa.”

 

 

Non c’era stato modo di convincere sua madre a parlare, se non per dire che si stava fissando troppo e che doveva rilassarsi. Perlomeno aveva ammesso che volutamente la polizia gli aveva nascosto di sapere qualcosa, forse per avere una garanzia che quello che gli avrebbe raccontato fosse stato vero e per smascherarlo in caso contrario.

Comunque quando quella sera aveva detto che sarebbe uscito con Ben,il suo compagno di stanza in ospedale, sua madre era stata tremendamente fredda e scrutatrice ,per poter captare almeno un segno della insincerità di Dwaine,arte in cui egli non eccelleva ,ma alla fine aveva accettato dicendo

“Forse hai ragione ,devi distrarti un po’ ,ma non tornare tardi”

E ora era nel vicoletto dietro il negozio di Sarah e stava parcheggiando.

Spense il motore e rimase lì per un attimo, assaporando fino all’ultimo quell’eccitazione che lo pervadeva,non capendone bene il motivo.Era quasi cosciente del passato anche se non lo rappresentava chiaro nella sua mente ,si sentiva come uno scolaretto al primo appuntamento.

Si fece coraggio e scese dalla macchina;intravide la porta metallica rossa ,si avvicinò e bussò.

Qualcuno da dentro girò la chiave nella serratura fece scattare il meccanismo e la porta si aprì .

“Pensavo non venissi più” disse lei facendogli segno di entrare .

“Scusa ma mia madre sembrava un segugio stasera .”

Il retrobottega era caldo e profumava di legno appena tagliato.

Una panca da lucidare era appoggiata al muro opposto all’entrata e Dwaine ci si sedette subito seguito da Sarah .

 

Il silenzio era peggiore di mille parole :lui non fiatava per paura di dire cretinate ,preso com’era dall’emozione;lei non riusciva ad alzare lo sguardo dalle sue ginocchia.

Sarah inspirò profondamente e disse tutto d’un fiato

“Non dovevi parlarmi?”

“Si ….ho la sensazione anzi la certezza che mi stiano nascondendo qualcosa.Tu che cosa ne sai di quella sera?”

Lei si morse il labbro inferiore poi cominciò:

“Come ti ha detto papà stavamo insieme fino a qualche mese fa ,ma ultimamente tu eri sempre con quelli là, non ti confidavi più con me ,ne con tua madre .Poi una sera abbiamo litigato, la stessa sera che ti sei fatto l’overdose….”

Aveva quasi bisbigliato quelle ultime parole.

“Perché…perché abbiamo litigato?”

“Il ragazzo che è morto ,si chiamava Matt,non ti dice niente questo nome?”

“Ricordo una sedia di legno con quel nome inciso sotto il sedile con lo scalpello,e anche un pomeriggio giù al fiume con qualcuno…”

“Già , gli piaceva molto pescare con te”

Lo guardò negli occhi non nascondendo la lieve commozione che gli velava i suoi.

“Il tuo migliore amico Dwaine… mio fratello”

 

Aveva i denti bianchissimi e quadrati ,la pelle olivastra e gli occhi verdi come sua sorella .Per un anno si erano promessi di non tagliarsi più i capelli  per sfottere gli elegantoni che giravano per la scuola con  la capigliatura a lunghezza standard di un centimetro .Il risultato fu che Dwaine,per le sue origini gitane,aveva raggiunto le sembianze di un cespuglio e Matt invece , conquistava ragazze a non finire grazie agli scuri e lisci capelli che lo facevano sembrare un indiano pellerossa.

Non era mai triste ,o meglio non lo dava mai a notare ,solo da alcuni atteggiamenti ,chi lo conosceva bene ,poteva accorgersi che qualcosa non andava.

Era orgoglioso e pignolo,non aveva mai bisogno di nessuno e soprattutto delle donne.

Diceva sempre ‘Datemi un amico ,una canna da pesca e vivrò felice fino alla fine”

 

I suoi ricordi stavano affiorando a frammenti forse troppo violentemente per i suoi gusti.

Uscì da quel tunnel di pensieri e si dominò . Cercò lo sguardo di Sarah che però era rivolto da un’altra parte.

Mosse istintivamente la mano destra e prese quella della ragazza che pendeva dal ginocchio .Lei fu percorsa da un brivido e si voltò a guardarlo fisso negli occhi quasi non capendo quello che fosse accaduto.

Lui si avvicinò lentamente a lei,le prese il volto nell’altra mano e la baciò.

Quel lieve contatto iniziale ora era qualcosa di più; nell’aria aleggiava quell’odore dolce caramellato di qualcosa così familiare…..e così bello.

Le mani di Sarah lasciarono quelle di Dwaine prima per accarezzargli la pelle liscia del volto poi per insinuarsi tra loro,adagiarsi sul petto di Dwaine e spingerlo indietro per spezzare quel momento.

“No, non ora ,non così!” Non lo guardava.

“Ma che c’è?”

“Poco più di due mesi fa ci stavamo lasciando Dwaine, possibile che non capisci?I problemi non si possono accantonare così come se nulla fosse successo,non è giusto .” Fece una pausa,poi riprese”Ora vattene ,lasciami da sola”

“Ma …tutte le cose che dovevo chiederti…..”

Lei lo fulminò con lo sguardo e Dwaine forzatamente se ne andò.

Arrivò a casa,diede un baciò a sua madre ,non dandole il tempo di sottoporlo al terzo grado,Steavie ,e andò nella sua camera.

Erano le undici meno un quarto,ma nonostante ciò accese lo stereo,regolò il volume e ci inserì un compact disc dei Queen.

Si gettò sul letto, lieto di potersi rilassare e lasciarsi travolgere dalle emozioni che lo turbavano.

Chiuse gli occhi e respirò profondamente .Vide Matt appoggiato all’infisso della finestra che guardava fuori, con le mani incrociate sul petto .

“Oggi è il sesto giorno che non tocco più niente”La voce gli tremava,aveva il volto scavato dalle occhiaie violastre,le labbra secche e gli occhi avevano il verde di  due fondi di bottiglia .

“Stavolta ho vinto io!”Ora lo guardava ,con un lieve sorriso che deformava la maschera della sua faccia.

Dwaine era sul letto,appoggiato alle sue ginocchia che fissava il vuoto.

“Non mollo Diwi,non ora” Ora era serio e lo penetrava con il suo sguardo.

“Stasera o al massimo  domattina entro in comunità,ne ho parlato anche a casa,”Tacque un attimo“Vieni anche tu ,non è troppo tardi,insieme ce la possiamo fare,ce l’abbiamo sempre fatta!”

Fuori il sole stava calando e nella stanza arrivavano gli ultimi caldi e rossastri raggi autunnali.

“No Matt ,ormai ci sono dentro fino al collo,sono uno di loro, ma tu puoi farcela.”Fece una breve pausa“ Sono stato io a buttartici dentro e io ti aiuterò ad uscirne, te lo prometto”

Matt scattò verso lui,quasi ringhiando:

“Idiota !!Sei solo un idiota!” Fremeva e stringeva entrambe le mani a pugno per evitare di colpirlo.

“Che c’è codardo?Ti fa più comodo spacciare e scoparti mia sorella piuttosto che salvarti?”Lo guardò ma Dwaine era in un altro mondo

“Mi fai pena,solo pena!”Uscì dalla stanza sbattendo la porta violentemente .

Dwaine riaprì gli occhi ,uscì fuori dalla stanza e corse in bagno a vomitare.

Mentre era piegato sul water sopraggiunse sua madre seguita da suo fratello,entrambi preoccupati.

“Diwi che succede?”

Lui si alzò lentamente  facendosi aiutare:

“Credo che mi abbiano rifilato qualcosa di scaduto in pizzeria .La prossima volta gliene dico quattro……..”

 

Erano le dieci e mezza ,e la sala d’aspetto era vuota.Si era recato allo studio con un po’ d’anticipo, forse per l’ansia che lo angustiava dalla sera precedente .

“Signor Cervantes?Il dottor Harvey l’a sta aspettando”

Dwaine entrò ,chiudendo delicatamente la porta alle sue spalle.

L’odore di menta era più forte della scorsa volta e una leggera nebbiolina aleggiava per il locale.

“Dwaine salve ,come và?”

“Da schifo, e a lei?!”

Era inutile fingere anche con lui:probabilmente era l’unico che lo poteva aiutare e quindi si ripromise di non nascondergli nulla.

“Dwaine ,quanti anni ha?”

“Ventiquattro,perché?”

“Perché lei è il mio primo paziente coetaneo.”
”Lei ha ventiquattro anni?”Era abbastanza stupito.

“Ventitré e dieci mesi per la precisione.Con questo non voglio interessarla a me,voglio solo farle capire che mi è facile comprenderla, e di conseguenza  aiutarla mi sarà più semplice se si apre completamente a me.”

“L’avevo già deciso.”

“Bene!Allora possiamo cominciare.”Si sedette dietro la scrivania ,inforcò gli occhiali “E’ accaduto qualcosa di nuovo?”

“Anche troppo!Ho dei flash-back  del periodo della mia tossicodipendenza …”

“Cosa ricorda in particolare?”

“Ricordo una discussione con un mio amico ma è solo un attimo.Poi ieri sera ho rivisto la mia ex fidanzata e ricordo dei momenti con lei…” Sembrò essere imbarazzato dai quei particolari e Pascal se ne accorse .

“Buono,è molto buono tutto ciò.Significa che il suo cervello sta raccogliendo tutti i tasselli della sua memoria e li sta riordinando.”

Si fermò un momento a pensare mangiucchiandosi l’unghia del  pollice destro.

“Bene facciamo una prova,forse è presto ma stai…posso darti del tu?”

“Se anche io posso!”

“Ok Dwaine,dicevo che stai reagendo bene agli stimoli esterni quindi proviamo con la stimolazione vocale.Per favore sdraiati sul lettino e chiudi gli occhi.”

Dwaine eseguì silenziosamente e Pascal senza essere visto,aprì un mobiletto situato vicino alla finestra ,dove all’interno vi era un impianto stereo.

“Rimani ad occhi chiusi.Questa musica che senti è il coro ‘Uhm’ della Butterfly di Puccini ,assaporalo fino in fondo,lascia che la musica ti guidi”

Davanti a Dwaine le palpebre scomparvero e si aprirono ai suoi occhi strani giuochi di ombre e luci che da mostri si trasformavano in animali,in fate ,in alberi.

La musica finì ma Dwaine rimase ad aleggiare con la mente in quello stato di tranquillità e rilassamento.

“Dwaine come ti senti?”La voce di Pascal gli giungeva lievemente sussurrata in modo da non turbare la tranquillità raggiunta.

“In paradiso...”

“Bene.Vuoi parlarmi di quella discussione?”

“D’accordo.Ero in camera mia con Matt e stavamo parlando. Matt diceva che da una settimana non si faceva più e che voleva entrare in comunità per disintossicarsi.Voleva portarci anche me”

“Come ti sentivi?”

“Un verme .L’avevo portato io dagli spacciatori la prima volta.”

Di nuovo quella sensazione orribile della sera prima.Sembrava che il suo stomaco volesse uscirgli dal ventre strappandogli la carne.Doveva bere ,no, mangiare no, no…

Dwaine scattò sul lettino e cominciò ad ansimare.

“Cosa succede?”

“Devo andare in bagno ,ti prego dimmi dov’è!”Ora sudava e la voce gli tremava. Pascal lo aiutò a scendere e lo condusse nel bagno .Dwaine accostò la porta ,si piegò sul water e vomitò.

“Cosa hai mangiato stamattina?”Chiese Pascal con un tono sarcastico.

“Niente”Rispose Dwaine a fatica.”Mi è successo anche ieri sera”Il ragazzo si sciacquò la bocca e si appoggiò per un attimo sullo stipite della porta.

“Scusami, non so cosa mi sia successo”

“Non c’è problema Dwaine.Da quanto tempo sei uscito dall’ospedale?”

“Oggi sono quattro giorni,ma domani  devo tornare per un controllo…..”

“Ti hanno gia dato la cura al metadone?”

“No,non l’ ho voluta.”

“Non rinunciarci o sarà sempre peggio”

“Si,lo so”

 

Tornando a casa si accorse che una automobile lo seguiva da quando era uscito dallo studio del dottore.La cosa lo amareggiò ; poteva darsi che Pascal non fosse dalla sua parte e stesse recitando ……perché?Perché non poteva essere normale come tutti gli altri?Cosa diavolo gli era passato per la testa ,perché era stato un idiota e ora si odiava così tanto?

Parcheggiò la sua auto nel vialetto ,prese la bicicletta dal garage e corse via pedalando più veloce che poteva.

Inizialmente l’auto lo inseguì solamente accelerando poi quando il distacco aumentò uno dei due agenti in borghese prese la sirena e l’applicò sul tettuccio dell’auto.

Dwaine pedalò con tutta la forza che aveva nelle gambe ottenendo una buona distanza.Improvvisamente girò per una traversa ed ebbe tutto il tempo di nascondersi dietro una piccola siepe .

L’automobile passò ripetendo il petulante suono della sirena e sorpassandolo ignara del suo nascondiglio.

Il ragazzo si alzò pulendosi la salopette di jeans che si era sporcata di terra e risalendo in bicicletta si diresse verso la campagna lì vicino.

Era quasi primavera e l’aria  tiepida faceva ondeggiare l’erba.Un sentiero di terra battuta si snodava oltre l’altura alla quale si stava avvicinando Dwaine.

“Diwi non correre aspettami!”

Si voltò sorpreso e cercò con lo sguardo chi l’avesse chiamato.

Nessuno ,solo erba e un ribollio  di sottofondo .Fece un bel respiro e salì la collinette arrivando ansimante alla cima.

Da lì si poteva vedere tranquillamente il ruscello che per tutti era il “fiume”

“Dwaine non ti avvicinare all’acqua!Aspettami,non sai nuotare!!”

Si voltò di nuovo ,guardò ai piedi della collinetta ma niente e nessuno a quell’ora si aggirava in quella zona.

“Prima i flash,adesso le voci, tra un po’ le visioni …”

Rise di se e si lasciò andare lungo la discesa.

Arrivato in fondo ,lasciò la bicicletta appoggiata ad un albero e si sdraiò sulla riva, al sole.

Era una vera pacchia il calore del sole ,e c’era una tale tranquillità e pace che indussero Dwaine ad addormentarsi.

Fu il sonno più tranquillo che faceva da quando era uscito dall’ospedale e fu anche un sonno riparatore.

Un paio d’ore dopo ,quando si risvegliò si sentiva molto meglio e più lucido.

Decise di aspettare fino alla sera così da mobilitare in casa sua tutta la polizia dei dintorni in modo che quando sarebbe tornato nessuno avrebbe potuto mentirgli.

Rimase sdraiato sull’erba a meditare.

“Saranno le quattro più o meno”Il suo stomaco brontolava, non mangiava dalla sera  prima ma in compenso non aveva più rimesso .Udì delle voci in lontananza e si preoccupò.

“No!Di nuovo!Sto diventando pazzo!”

Le voci continuavano e sembravano avvicinarsi lentamente fino a poter distinguere le risa di una donna con qualcun altro e il rumore della catena di biciclette.

Si alzò di scatto e si voltò in direzione dei suoni ; dalla parte opposta alla collinetta arrivavano una ragazza con due bambini in bicicletta,uno dietro con un cestino in mano e l’altro sul seggiolino davanti.

Si sentì sollevato da quella visione così si rimise sdraiato e richiuse gli occhi ,tranquillo.

La ragazza e i due bambini si fermarono ad una ventina di metri da lui , scesero dalla bicicletta e cominciarono a giocare a mosca cieca .Sembravano non essersi accorti della presenza del ragazzo ,ridevano.

“Zia devo fare la pipì!”Era il più grande dei due.

“Non ti avevo detto di farla prima di uscire?”

“Si ma non mi scappava prima.Dai me la faccio sotto!”

“Va bene va bene. Teresa non muoverti da qui,intesi?Porto Gianni a fare la pipì dietro quel cespuglio.”

Teresa!La più piccolina!Non doveva avere più di cinque o sei anni e Dwaine la sentiva cantare la sigla di un cartone animato.

Forse si stava avvicinando poiché la sua vocina era sempre più forte.

“Terè dove sei?” Evidentemente Gianni aveva finito di fare la pipì ed ora bisognava recuperare la piccola peste.

Improvvisamente qualcosa entrò nel naso di Dwaine,fu così fastidioso da doversi alzare seduto e starnutire fortemente.

Aprì gli occhi e vide una pargoletta accanto a lui che rideva felice con uno stelo d’erba tra le mani.Altro che piccola peste!

Rise anche lui .Nel frattempo la ragazza sopraggiunse con Gianni,tutta preoccupata“Mi dispiace terribilmente ,la scusi è una maleducata..”Guardò con occhi severi la bambina

“Non c’è problema ,non si preoccupi”Le aveva sorriso.

In quel momento lo stomaco di Dwaine emise un forte gorgoglio e lui divenne rosso in volto come un peperone .

Terry scoppiò a ridere trascinandosi appresso il fratello.La ragazza tentò di trattenersi in un primo momento poi non resistette più e cominciò a ridere anche lei.

Dwaine si prese la testa tra le mani e seguì gli altri.

“Mi…mi scusi non volevo mancarle di rispetto e che è stato così…..così….”E ricominciò a ridere.

Era bella.

 

Per scusarsi la ragazza lo invitò a fare merenda con loro

“Con piacere!”Non se lo faceva dire due volte con la fame che si ritrovava!Aiutò la ragazza a stendere una tovaglietta a quadrucci rossi e bianchi sull’erba poi si sedette bramosamente in attesa di qualcosa da sgranocchiare.

“Terè lascia perdere le orecchie di Gianni e venite a mangiare!”

Uno splendido ciambellone fatto in casa uscì dal cestino e si posò sulla tovaglia osservato da tutti quegli occhi affamati.

“Che profumo! L hai  fatto tu?”La ragazza lo guardò e annuì.

“Mia madre non ha più tempo da dedicare a queste cose”

“Lavora?”

“No, è che ultimamente gli ho dato altri pensieri..”

“Allora sei un ribelle!”Rise di gusto e a Dwaine sembrò ancora più bella.

Ribelle ,lui,un idiota che è capace solo  a farsi inseguire dalla polizia.Si odiava ,tanto e questo lo frustrava.

“Chi vuole inaugurare questo capolavoro della zia? Gianni vuoi provarci?”

Il ragazzino scosse la testa ,aveva una paura tremenda dei coltelli

“No zia, fallo tagliare a…..”E indicò il loro ospite

“Dwaine ,mi chiamo Dwaine”

La ragazza,si chiamava Anna, gli porse il coltello.

 

Il pomeriggio passò serenamente tra momenti di silenzio e altri di comiche esibizioni dei bambini in balletti classici.

“E’ ora di andare a casa!Sono quasi le sette la mamma sarà in pensiero”

Così Dwaine rimase di nuovo da solo mentre il sole andava a riposare,come gli aveva detto Teresina,e lui doveva tornare a casa ed affrontare la sua realtà.

Salì sulla bicicletta e si diresse verso casa.Le strade erano vuote ma illuminate dalle luci interne delle case, brulicanti di persone che cucinavano ,parlavano ,ridevano chissà per quale motivo.Era quasi arrivato,doveva solo svoltare a destra e cento metri più avanti avrebbe trovato la sua casetta piena di agenti che non vedevano l’pra di mettergli le mani addosso.Aveva fatto una bella cretinata a scappare,  se avevano avuto dei dubbi su di lui ora glieli aveva confermati.

Ebbe paura ,di vedere la condanna negli occhi di sua madre,

di dover deludere Steavie un’altra volta …….Sarah!Certo Sarah era l’unica che l’avrebbe potuto aiutare!

Girò su se stesso e imboccò una strada che conduceva verso il centro.

Raggiunse il vicoletto retrostante il negozio della ragazza, ma era buio e non si vedeva quasi niente ,solo un lampione giù in fondo alla viuzza mandava una tenue illuminazione .

Lasciò la bicicletta appoggiata ad un palo e si avvicinò alla porticina rossa constatando che era stata lasciata socchiusa.

Tentò di aprirla quando qualcuno lo afferrò alle spalle e lo bloccò spingendolo violentemente verso la porta e mentre un altro lo ammanettava gli cominciò a colare sangue dal naso.

“Lei è in arresto signor Cervantes”

 

La centrale era semi vuota a quell’ora ,pochi agenti facevano il turno di notte.Un ragazzone grosso come un armadio faceva da guardia alla stanzetta dove era stato chiuso Dwaine.

Il suo orologio segnava le dieci e venti minuti.Erano tre ore che stava lì dentro ,in quella stanza dove gli unici mobili erano un tavolo quadrato ,tre sedie ed uno specchio grande come mezza parete .Avrebbe preferito morire piuttosto che stare lì senza far niente e senza sapere che cosa succedeva fuori. Passò un’altra mezz’ora e nel frattempo Dwaine si era seduto  e appoggiato con le braccia al tavolo. Si addormentò.

Sentì aprire la porta e richiuderla ,senza ricordare subito dov’era.

Poi una voce familiare lo chiamò.Fu costretto ad alzare la testa e vide Sarah.Si sentì sollevato.

“Dwaine……io….”Il ragazzo si alzò e la strinse a se.

“Io non sapevo niente ti prego non credere che….”

Non gli aveva neanche sfiorato il cervello l’idea di un possibile accordo tra la polizia e lei ,ma quell’atteggiamento difensivo senza che lui avesse alluso a qualcosa lo fece insospettire.

“Dwaine ti prego ,se ricordi qualcosa parla o quest’incubo non finirà mai”Si sedette su una sedia e il ragazzo fece lo stesso.

“Io non ricordo niente….”

“E allora perché sei scappato?”Lo aveva fulminato

“Ma non capisci?Mi risveglio e non so più chi sono, che cosa ho fatto….la polizia mi perseguita ,non ho più la fiducia di nessuno ma che devo fare?”Aveva gli occhi leggermente velati ed il tono era stato angoscioso.Si prese la testa fra le mani “Che devo fare?Dimmelo tu,che devo fare?”Lo aveva sussurrato .

Lei guardò per un attimo allo specchio e questo non sfuggì a Dwaine.

“Dimmi tutto ,io ti aiuterò,ci sarò sempre.Quattro anni di fidanzamento non li dimentico così in un attimo.Ti aiuterò se vuoi posso fingermi tua complice ma per far ciò mi devi dire tutto Dwaine”

Si era venduta a loro! Non trovava le parole per definirla. Ora che l’aveva scoperta ricordava anche quelle parole che le aveva detto sulla porta di casa due giorni prima ‘non è stata colpa mia idiota !Non è stata colpa mia’

“Vattene!”La voce fredda e tagliente fece sussultare la ragazza.

“Ma Dwaine….”

“Vattene e non osare mai più avvicinarti a me .Sei solo una venduta”

“Ma che dici,che ti succede Diwi….”

Gli occhi del ragazzo lanciarono fiamme ed esplose

“Vai via!!!!E dì a quelli là” E indicò con il braccio lo specchio “che non potranno cacciarmi di bocca niente con la forza o con i giochi subdoli “ In quel momento fu come se lei si fosse levata la maschera. Si alzò in piedi e incrociò le braccia, ridendo

“Tranquillo me ne vado, ma sappi una cosa ,povera vittima indifesa e tormentata ,non è la polizia che insegue ma è la tua coscienza bastardo!Lo so che l’ hai ammazzato tu Matt e prima o poi pagherai per questo.Non sei nessuno,

non dovevi tirarlo in mezzo …..”

Si scagliò contro il ragazzo colpendolo ripetutamente con il pugno destro e solo l’intervento della guardia riuscì a separarli.La portarono via mentre ancora si dibatteva come una furia e urlava.

Dwaine si sentì mancare la terra sotto i piedi la prima cosa che gli passò per la testa fu quella di uccidersi, magari impiccarsi al lampadario della sua cameretta.

Ricominciava a sentirsi male ,doveva vomitare.

Il naso aveva ricominciato a sanguinare a causa dei pugni di Sarah.Si levò la camicia,rimanendo solo con una t-shirt bianca e la salopette .Strappò con i denti e con le mani un pezzo della manica e si tamponò il naso.

 

Dopo una ventina di minuti entrò un signore piuttosto basso e tarchiato ,con i capelli bianchi ,vestito con un completo grigio ,camicia bianca e cravatta blu.Sembrava stanco.Lo seguirono altri due uomini più giovani ,forse poliziotti in borghese.

Si accomodò di fronte al ragazzo mentre gli altri rimasero in piedi. L’uomo sbuffò ,si fece passare delle carte da uno dei suoi e poi parlò:

“Lo sai che essere complici a spaccio di droga e ad un omicidio e un reato penale?”

“Io non mi ricordo niente di ciò e non potete accusarmi di nulla”Stava per vomitargli addosso forse non solo per il mal di stomaco

“Ragazzino parliamoci chiaro :non ho nessuna voglia di stare appresso ai tuoi capricci ,quindi….”

Dwaine divenne bianco come un lenzuolo,i suoi occhi rotearono e vide l’uomo sdoppiarsi ,poi triplicarsi …..alla fine cadde a terra privo di sensi,urtando il pavimento con la testa.

 

 

“Per adesso la dose sarà a 80.Il mese prossimo a quaranta e poi a seconda di come reagirà diminuiremo o riaumenteremo ”Non riusciva a vedere niente ma sentiva la voce di un uomo e gli svariati ‘si’ di sua madre.

Qualcuno entrò con passo deciso e chiese con voce alterata

“Perché non sono stato informato che era in astinenza?”

Era l’uomo robusto della centrale .

Il dottore chiese di abbassare il tono e poi rispose

“Quando lo abbiamo dimesso la settimana scorsa non ha voluto sentir ragioni per la cura al metadone,ma gliene avrei riparlato questa mattina alla visita di routine se……”

“Va bene ,va bene.Ma perché ,insomma, è passato poco tempo e già queste crisi così forti…..”

“Tenente”stavolta era  alterato lui “Non si ossessiona un convalescente senza neanche dargli il tempo di riprendersi.”

Evidentemente non scorreva buon sangue tra i due.

“Comunque ,signora” il tenente ora parlava a sua madre

“Ci sono arrivate minacce all’incolumità di suo figlio.Forse è il caso di allontanarlo da qui ,almeno fino al processo….”

“Quale…quale processo?”Si era fatto forza e aveva parlato

 Tutti si erano voltati ,con l’aria stupida di chi ha visto un fantasma.La madre si avvicinò subito accarezzandogli il volto con delicatezza.

“Nicholas Potter e sua figlia Sarah,le hanno fatto causa per deviazione psicologica e omicidio ai danni di Mattew Potter deceduto il tre luglio di quest’anno per over dose di cocaina.”

Dwaine chiuse gli occhi che aveva così faticosamente riaperto e disse a sua madre, anche se lo udirono anche gli altri

“Perché non sono morto anch’io?”

 

Si era ripreso velocemente e il dottore contava di farlo uscire entro la fine della settimana.

Quello stesso giorno fu messo un poliziotto di guardia fuori dalla sua stanza ed chi voleva entrare doveva essere perquisito.

Nel pomeriggio tornò sua madre con Steavie .Era piuttosto scosso ma Dwaine riuscì a calmarlo.

“Non me ne vado più via ,è solo che ho mangiato poco e mi sono sentito male.Sto bene ora stai tranquillo”

“Abbastanza bene da fare una partita a Game Boy?”Dwaine sorrise e facendo sedere il fratellino sul letto con lui cominciò a giocare.

Passò così buona parte del pomeriggio e quando fu ora di andare Steavie fece un po’ di capricci,poi minacciato dalla minestrina di verdure della mamma se ne andò lasciando il video game con un nuovo gioco al fratello.

“Domani mattina alle sette sarò di nuovo qui” La madre lo baciò sulla fronte .

Era stanco perciò si mise a dormire.Non riuscì a riposare molto forse un’oretta o poco più.Quando riaprì gli occhi l’orologio sul comodino segnava le otto meno dieci.

Sentì il respiro di qualcuno e alzò la testa. Pascal era in piedi davanti alla finestra che guardava di fuori.

“Pascal…”Si mise seduto con un po’ di fatica.Il dottorino si avvicinò al letto sorridendogli con la bocca e con gli occhi da dietro gli occhiali.

“Come và ?”

“Bene ,bene non mi uccide niente ,purtroppo”guardò verso la porta.

“Mi ha chiamato il tenente Colombo..”

Dwaine si voltò scoppiando a ridere

“Che è uno scherzo?”

“No,si chiama davvero così.Mi ha detto che eri qui”

Dwaine lo guardò alludendo ad una presa in giro. Pascal rise alzandole braccia come quando si fa il giuramento in tribunale sulla Bibbia

“Te lo giuro,davvero” prese una sedia e si accomodò lì vicino

“Sono riuscito a farti ridere ,è una bella conquista!”

“Già!”annuì restando un po’ in silenzio,poi abbassò lo sguardo “Sei favorevole all’eutanasia ?” Pascal sbarrò gli occhi “Che cosa ti passa per la testa Dwaine?” L’ilarità del momento precedente era scomparsa e Pascal aveva sentito gelare il sangue alle parole appena dette dal suo paziente.

“Stavo pensando a …..”

Il panico assalì Pascal.Era il primo caso di questo tipo che gli capitava da quando lavorava.Autolesionisti ,depressi, visionari ,e anche ex-tossicodipendenti ma mai era passato per la testa ad uno di questi di chiedergli di aiutarli a morire.

Era in questi casi che la sua intelligenza precoce che lo faceva trovare a ventitre anni  alla stessa situazione di molti adulti,lo faceva sentire invece incapace ,senza le parole,cosa che gli capitava raramente.

Si passò una mano tra i capelli e chiuse gli occhi.

“Scusami non volevo metterti in crisi,è che non so più con chi parlare”

“Io…mi hai spiazzato sinceramente e non sono preparato ad una situazione del genere .L’unica cosa che ti posso dire ,da amico prima e poi da dottore,è che uccidendoti darai conferma a quello di cui ti accusano e la tua reputazione sarà quella del vigliacco che si è lasciato travolgere dalla sua colpevolezza.

Io ti credo Dwaine ,ma dammi la possibilità di aiutarti”

“Grazie”

 

Tornato a casa rimase come al solito da solo.La madre tornava per l’ora di pranzo ,Steavie era scuola fino al pomeriggio e quindi aveva tutta la mattinata a disposizione                  

 Cosa fare?Sistemò un po’ la casa ,lavò i piatti poi si sdraiò cinque minuti sul divano.

Qualcuno suonò alla porta. Titubò in un primo momento poi si disse “Sono un uomo accidenti!”

Aprì la porta sentendo una piccola strizza allo stomaco.

“Tenente Colombo!” Realizzò l’omonimia e rise sotto i baffi

“Salve ragazzo,sia chiaro che preferisco che mi ridi in faccia mi fa sentire meno preso in giro”

“Scusi….”E rise di nuovo lasciandolo entrare .

Portava sottobraccio un fascicolo di fogli che posò sul tavolo lì vicino.

“Prego si accomodi” Si sedettero entrambi

“Qui dentro c’è il tuo biglietto aereo per Montreal, Canada.Gli altri fogli sono le descrizioni delle persone che ti ospiteranno.Sanno tutto ma è come se non sapessero niente ok?”Dwaine annuì

“Inoltre scegliti un nome italiano e dì a tutti che sei un parente alla lontana.Tutto chiaro?”

“No”

“Cosa non hai capito?”

“Chi è che mi minaccia,perché lo fa e dov’è”

“Se tu vuoi uccidere qualcuno vai a casa sua e glielo dici?”

“No,ma chi è?”

“E io che ne so?C’è il sospetto che sia il boss Blank Van Grood,secondo alcune testimonianze eri in rapporti con lui.”

La testa di Dwaine sembrò scoppiare;un flash back di un uomo alto e grosso ,con il cranio pelato che gli parlava

“Questa volta si tratta di Maria,è una cosa semplice.Due chili,500dollari .Ok?”

“Va bene vedo se riesco a sistemarla stanotte al Blu”

“Prima te la levi di mezzo,prima ti pago”

 

“Dwaine cosa ti succede?” Il ragazzo si scosse come risvegliandosi .

“Quel nome …lo ripeta per favore,quello di prima”

“Blank Van Grood?Ti dice qualcosa ragazzo?”

“Non lo so. E’un uomo grosso ,un armadio?”

“Si  è alto un metro e 93 ,pesa 135 chili e l’ultima volta che è finito dentro è stato perché si è fidato troppo di un ragazzino, errore che non si è più permesso.Forse è per questo che ti vuole morto.”

“Chi è Maria?”

“Mia sorella”

“Magari stessimo parlando di sua sorella.Mi ricordo che mi parlava di sistemare Maria per 500 dollari al Blu….prostituzione?”

“No non credo,non è nello stile di Blank ,nient’altro?”

“Non lo so,…… cos’è il Blu?”

“E’ un night club dove sospettiamo abbia il suo centro operativo ma sono solo sospetti.”

“Ci vado stasera”

“Tu sei pazzo,non ci pensare neanche lontanamente”

“Volete la mia collaborazione ,mi sta bene ma alle mie condizioni”Chiuse gli occhi un momento ,si sentiva girare la testa.”Che c’è ragazzo ,ti senti male?”

“No ,no sto bene .C’è qualcuno che ha una utilitaria blu?”

“Si,probabilmente venticinque milioni di americani perché”

“Uffa! Lei è sempre così spiritoso?”

“Parla e non rompere le scatole”

“Non so mi ricordo il cruscotto di una macchina ,una utilitaria blu,ma stavo male e c’era qualcuno con me ma ….”

“Ma?”

“Non lo so!Non lo so!”

“Pensi che Pascal potrebbe aiutarti?”

“Potrebbe”

“Andiamoci”

Lasciò un biglietto a sua madre con il numero di cellulare del tenente ed un messaggio che spiegava il perché della sua uscita improvvisa.

 

La sala d’aspetto era piena di bambini e la segretaria andò incontro ai nuovi arrivati.

“Mi dispiace signori ma oggi è la giornata mondiale dei bambini autistici il dottore non accetta visite…..”

“Si levi dalle palle”

La povera ragazza rimase di pietra e Dwaine non riuscì a farla riprendere .Il tenente Colombo non era un gentiluomo e forse era per questo che a cinquantaquattro anni era ancora scapolo.

“Mi dispiace signorina ….”Tentò di rimediare Dwaine

“Muoviti ragazzo”

Colombo piombò nello studio di Pascal cacciando via una signora sulla quarantina con relativo pargolo.

“Che cavolo è questa puzza?”

“E’ menta tenente ,e ora potrebbe spiegarmi perché ha cacciato via quella signora?”

“Ah si certo!Scusi i miei metodi poco ortodossi ma il nostro giovane smemorato sembra avere bisogno di lei.”

“Aspetti un momento”

Pascal andò alla porta e chiamò la sua segretaria

“Amy porta tutti i bambini fuori nel parco, facciamo una breve pausa”

Richiuse la porta e si risedette alla scrivania.

“Allora piccolo genio ci diamo una mossa?”

Quell’uomo gli dava sui nervi ,come avrebbe voluto dirgli qualche parolina ……Pascal guardò Dwaine e lesse nei suoi occhi l’ilarità di chi ha vissuto la scena dall’esterno.

“Allora ci diamo una mossa?”

“Tenente ,da ora fino a quando non glielo dirò io dovrà rimanere in silenzio,va bene?”

Dwaine si sdraiò sul lettino chiuse gli occhi e attese.

Di nuovo il coro uhm della Butterfly .La prima volta non aveva prestato attenzione alla musica ,ma ora che per la seconda volta lo assaporava gli piaceva. La musica finì ma la tranquillità restò.

Pascal fece segno a Colombo di rimanere in silenzio

“Che sono stupido?” Pensò quello tra se e se.

Il dottorino si accomodò silenziosamente accanto al lettino,con il suo fedele taccuino in mano e matita dietro l’orecchio.

“Dwaine sono tutto orecchi”

“Mi trovo in una macchina ,piuttosto piccola ,blu.

 Sono al posto di guida,ma la macchina è ferma”

“Che c’è di fuori?Dove sei?”

“Alberi ,cespugli .E’ tutto verde”

“Va bene ,va bene.Sei solo in macchina?”

“No… c’è qualcuno accanto a me….”

“E’ un ragazzo o una ragazza ?”

“E’ un ragazzo ha i calzini bianchi e i peli neri sulle gambe”

“Alza lo sguardo Dwaine,sali su e dimmi se lo conosci”

“Ha un paio di bermuda colorati,una maglietta verde .

Al polso ha un braccialetto d’argento, glielo ho regalato io,ne sono sicuro”

“Guardalo in faccia Dwaine,chi è?”

“Ha la testa appoggiata alla mia spalla mi parla ma….”

Dwaine fece un verso come se si stesse strozzando

“Che c’è Dwaine ?Cos hai visto ?”

“Una ….una siringa”La voce gli tremava “E per terra sul tappetino, dal suo braccio…dal buco cola sangue…”

“Ti senti bene Dwaine?” Si era accorto che qualcosa non andava.

“Devo andare in bagno,scusatemi un attimo”

“Vai ,vai pure”Dwaine si chiuse in bagno

“Beh?Il suo infallibile metodo ha fatto cilecca?”Colombo fece una smorfia.

“Ma io non le avevo detto di stare zitto?!”Come l’odiava!

“Tanto per cominciare il mio metodo non è infallibile.Si tratta solo di mettere in tranquillità i pazienti più sensibili, e Dwaine è uno di questi.

Poi probabilmente non capita tutti i giorni di veder un conoscente sotto l’effetto di stupefacenti”

Il ragazzo uscì dal bagno

“Tutto bene?Vuoi smettere?”

“No.Se non l’o faccio ora non lo farò mai più”Accennò ad un sorriso,anche se non gli riuscì molto bene.

Si sdraiò di nuovo e l’incubo ricominciò

“Cosa ti sta dicendo Dwaine?”

“Mormora ,e si lamenta,piange .”

“Che dice ?”

“Non ce l ’ho fatta ,Diwi non ce l’ ho fatta…,voglio morire. …non ce l’ho fatta…

Mi dispiace è colpa mia e piango.Nel cassettino c’è la droga lo so,e io piango”Piangeva sul serio e Pascal non sapeva se andare avanti, stava rivivendo tutto a pelle ma era troppo importante

“Chi è ,chi è quel ragazzo?Perché piange?”

“Mi aveva detto che voleva smettere,ma io ce l’avevo riportato dentro”Non accennava a smetter di piangere,singhiozzava ma rimaneva freddo e si dominava quanti più poteva.

“Dwaine guardalo in faccia ,chi è?”

Dwaine scosse la testa ,non voleva,non poteva.

Pascal aveva intuito chi fosse l’agonizzante vicino a Dwaine ma era importante che lui riuscisse a dirlo,che riuscisse ad accettarlo.

Colombo trovava la scena patetica;lui apparteneva alla generazione degli uomini “con i pantaloni”e mai gli sarebbe passato per la testa di piangere davanti ad altri uomini..

Per lui quei due erano  gay ,due femminucce sentimentali era l’unica spiegazione .

“Dwaine, non puoi permetterti di scegliere,guardalo in faccia ,chi è?”

La reazione di Dwaine fu inaspettata ; pronunciò quel nome con rabbia ,urlandolo ,inarcando le spalle come avesse espulso qualcosa dal ventre ,e richiudendosi su se stesso come un riccio, singhiozzando e gemendo.

“MATT!!!!!”

Colombo balzò sulla poltrona sbarrando gli occhi verso Pascal che era rimasto atterrito dalla sua negligenza.

Aveva sottovalutato la fragilità di Dwaine .

Il tenente si alzò dalla sedia e fissò il dorso rannicchiato di Dwaine sul lettino.

“Che diavolo stai facendo?Mi sembrava che fossi un ex tossicodipendente  non un frocio”

“Adesso basta tenente!Esca subito dal mio studio….”

“Stia zitto lei,ragazzino!Non è certo compiangendolo che si risolve la situazione.Allora signorina Cervantes abbiamo smesso di frignare?Gradisce un fazzolettino?”

Dwaine alzò lo sguardo un momento e si vergognò come mai

balzò in piedi e scappò via lasciando il tenente e Pascal come statue di gesso.

“E’ contento!?Grazie a lei probabilmente ho perso il paziente più importante della mia carriera….ESCA SUBITO DAL MIO STUDIO!!!!” Sembrava che da un momento all’altro gli occhi di Pascal dovessero scappargli fuori dalle orbite, si sentiva il cuore che pulsava fortemente nella gola.Se non fosse stato lucido l’avrebbe sicuramente strozzato.

Colombo prese un sigaro dalla giacca ,l ’accese ,tirò due boccate e con la grazia di una ballerina spense il sigaro sulla giacca di Pascal adagiata sulla scrivania.

“Arrivederci dottore”

 

 

L’aria era tiepida anche se in lontananza enormi cumuli pieni di pioggia avanzavano. Dwaine  aveva deciso di uccidersi,ancora non sapeva come ,forse gettandosi nel lago,oppure intossicandosi di metadone……un modo doveva pur esserci per farla finita.

L’umiliazione non era stata tanto il fatto di essere il responsabile della tossicodipendenza del suo migliore amico,ma il fatto che l’avesse lasciato morire così,perché anche se lui ,nella macchina ,era sotto effetto delle droghe poteva ancora fare qualcosa ,doveva fare qualcosa per lui.

Si sedette sotto un albero,in attesa della pioggia e di quel fulmine che l’avrebbe sottratto a quella vita che ormai non valeva la pena di vivere.Piegandosi sentì un rumore dalle sue tasche e si ricordò che aveva portato con se le pasticche di metadone.Prima di andare da Pascal infatti aveva avuto paura di ricadere in astinenza dato che non seguiva le dosi del dottore ma si regolava con le sue sensazioni.

“Due pasticche…..”Il blister ne conteneva due ed ognuna lo avrebbe sostenuto per una settimana.Secondo le dosi del dottore ne doveva prendere un quarto ogni due giorni e lui ebbe la bella pensata di prenderle insieme.

L’unico problema era :l’avrebbero portato alla morte?

Mentre questi pensieri gli balenavano per la mente si accorse che uno zainetto da bambina era semi nascosto dall’erba.Si alzò e lo prese in mano. Sbirciò all’interno dove trovò un paio di bamboline ,qualche merendina e una bottiglia da mezzo litro di acqua ancora piena.

“Perfetto!”Prese la bottiglia e tornò a sedersi sotto l’albero, mentre il cielo tuonava e si illuminava ai lampi.

“Dovrei lasciare due righe a mia madre….”Purtroppo non aveva con se niente che somigliasse a carta e penna e quindi abbandonò con tristezza l’idea.

I tuoni si fecero sentire  di nuovo e Dwaine si convinse che era arrivato il momento.

Aprì il blister ,si mise in bocca le pasticche e bevve .Gettò la bottiglia da un lato e l’acqua continuò ad uscire bagnando il terreno.Involontariamente cominciò a piangere perché aveva tentato di trovare un motivo per non uccidersi,ma non l’aveva trovato.Sua madre sarebbe vissuta meglio senza un figlio incapace di essere uomo,e per quanto riguarda la polizia ,non aveva il coraggio di andare avanti ,se era stato capace di lasciar morire il suo migliore amico,poteva solo immaginare cos’altro aveva fatto.

Sandy poi……Non  riusciva a condannarla per quello che le aveva fatto ma non riusciva nemmeno a capire perché l’avesse ingannato.Ricordava pochi momenti con lei,più che altro chiacchierate sulla loro vita insieme,e poi c’era un ricordo che riaffiorava sempre all’ultimo ,quasi fosse lui a lasciarlo nei meandri della sua mente.

Doveva essere la loro prima esperienza ,perché lui si sentiva teso e impreparato e lei tremava tutta come una foglia…..

Dov’era finita quella magia?Perché non era più possibile tutta quella poesia ,quella dolcezza che amava tanto….

La testa cominciava a girargli e intravide tra le lacrime le prime gocce di pioggia sull’erba ;spostò lo sguardo verso l’orizzonte ,quando riconobbe la sagoma di qualcuno che correva verso la spianata sotto la collina dove si trovava lui, ma era troppo accecato dalle lacrime per distinguere se fosse uomo o donna .Alzò lo sguardo al cielo pregando di morire al più presto ,poi vide un lampo, grande e potente, ebbe un capogiro e perse completamente i sensi,cadendo in un sonno profondo,molto profondo,che forse in un’altra vita aveva già conosciuto.

 

Il sole splendeva alto in cielo ,e alla luce del primo mattino un enorme arcobaleno sovrastava la casetta immersa nel verde.Non erano ancora le sei ma Anna e sua sorella erano già in piedi mentre i bambini dormivano ancora profondamente dato che la notte passata erano stati svegli fino a tardi per la paura dei tuoni e dei lampi.

“Maria ho paura…”Anna era spaventata, e i rossi che solitamente erano dipinti sulle sue guance erano scomparsi.

“Stai calma.Cinque anni di corso di infermiera saranno serviti pure a qualcosa!”

“Portiamolo al pronto soccorso,ti prego Maria!”

“Non posso rischiare e lo sai bene.Se scoprissero che ho il permesso di soggiorno scaduto sarebbe la fine per noi e per i bambini….”

“Ma che dobbiamo fare?”

“Intanto aiutami a spogliarlo finche i bambini dormono”

Il pomeriggio precedente Anna aveva portato i bambini al ruscello come faceva quasi tutti i pomeriggi.

Avevano giocato e fatto merenda quando all’orizzonte erano comparse delle nuvole cariche di pioggia,ed Anna si era affrettata a rientrare in casa con i nipoti.

Andando via però aveva dimenticato lo zainetto di Teresa con alcuni giocattoli e quindi era stata costretta a tornare indietro a piedi per poter portare l’ombrello ,e recuperarlo.

Durante il ritorno aveva cominciato a piovere e quando lo aveva raggiunto lo zainetto era già completamente fradicio di pioggia ma non fu quello che la sorprese.

Lo zainetto era stato aperto e mancava la bottiglia di acqua con la medicina di Teresa.

La cercò lì intorno ma non la vide.Fu allora che notò qualcosa sporgere da dietro un albero sembrava una scarpa …

La voce le si soffocò in gola quando si accorse che quel ragazzo conosciuto qualche giorno prima era lì ,sdraiato sotto l’albero,bagnato fradicio e privo di sensi.

Anna era una ragazza di origine italiana e quindi di costituzione robusta ma questo comunque non le fu molto utile;infatti per portare quel ragazzo fino a casa sua dovette caricarselo sulle spalle,fermandosi più di una volta per riprendere fiato .

 

Maria e Anna portarono il corpo senza sensi del ragazzo dalla mansarda in camera da letto.

Lo avevano spogliato dai vestiti bagnati e gli avevano infilato una maglia pre - maman di Maria  per coprirlo .

“Certo che proprio carino con le rose!”Anna rise

“Anna portami la torcia elettrica ,è nella cassettiera”

La ragazza gliela portò e Maria si mise  subito a lavoro.

Alzò le palpebre del ragazzo e le illuminò con la torcia.

Gli occhi di Dwaine erano annebbiati e le pupille dilatate.

Provò i riflessi e realizzò che erano quasi del tutto scomparsi.

“E’ drogato.Mi era sembrato ieri sera ma non era sicura…”La risposta fu secca e asciutta.

“Non è possibile,sarà la medicina che ha bevuto nell’acqua di

Teresa,magari è allergico…”

Anna scosse la testa e la sorella le indicò il braccio del ragazzo.

“Lentiggini. Beh?Non sarà il primo né l’ultimo ragazzo con le lentiggini.”

“Risalgono a non più di due mesi fa e non sono lentiggini.”

Maria lo coprì con una copertina , poi portò fuori Anna.

“Porta i bambini da Sam,mi deve un favore.Digli che li andrò a prendere nel pomeriggio.”

“Marì non esagerare !Ancora si deve svegliare”

La ragazza sembrò pensarci un po’ ,poi disse:

“Ok, non credo che si sveglierà prima di domani ma tu comunque ce li porti e li lasci fino a domani sera”

“Magari soffre di diabete…..oppure….”non sapeva più che inventarsi.

“Anna smettila,perché lo difendi così?Ci hai parlato solo un pomeriggio e già credi di conoscerlo?”

“No,ma mi era sembrato così un bravo ragazzo….”

“Sarà,ma non voglio che stia con i bambini,quindi vatti a preparare e portali da Samantha.”

Anna uscì,e Maria continuò a controllare il ragazzo.

Era molto spaventata,non sapeva se la pancreatina di Teresa avesse effetti deleteri mischiata con il tipo di droga che il ragazzo aveva assunto, se magari non l’avesse ucciso avrebbe potuto creargli dei danni irreparabili…

Poggiò le dita sulla gola del ragazzo per sentire il battito;era troppo veloce ma comunque meno frequente della sera prima.

Guardò ancora gli occhi con la torcia:erano dei begl‘occhi, color nocciola , grandi e incorniciati da folte ciglia nere.Peccato che fossero spenti e nebbiosi.

 

Erano passato un altro giorno dalla visita di Maria

 a Dwaine e la casa sembrava vuota.Non si udiva alcun rumore e le tapparelle erano quasi completamente abbassate nella camera da letto.

La luce penetrava attraverso i fori e creava un’atmosfera pomeridiana di calma e tranquillità.

Dwaine aveva appena aperto gli occhi senza ricordare chi fosse o capire dove si trovasse.Non vedeva molto bene e si sentiva la testa leggera ,come fosse vuota.

Da fuori proveniva il rumore del vento quando si infrange contro i cespugli e il ragazzo riusciva a percepirne gli ondeggiamenti dai fori della tapparella.

Si alzò sui gomiti e osservò il suo corpo:indossava una casacca enorme in tessuto stampato a fiori.

C’era qualcosa di strano in quella veste,come se non fosse sua; guardò poi verso una sedia che si trovava di fronte al letto e riconobbe i suoi vestiti adagiati sopra.

Ricordò in quel momento tutto e scoppiò in una fragorosa risata guardandosi le gambe pelose che uscivano fuori da quella veste.Poi si fece serio .Si mise seduto sul letto e poggiò i piedi per terra sbattendo le palpebre poiché quel cambiamento di posizione gli aveva causato un capogiro.

Udì il rumore di una chiave che girava in una serratura piuttosto pesante,poi dei passi leggeri all’interno della casa.

Dwaine ,il più velocemente possibile ,si risdraiò sul letto e chiuse gli occhi con il cuore che gli pulsava insistentemente alla gola. Lasciò gli occhi leggermente socchiusi in modo da poter capire cosa succedeva intorno a lui e vide una figura entrare nella penombra della stanza.Chiuse la porta dietro di se e si avvicinò a lui,sedendosi sul bordo del letto.

Dwaine percepì un odore dolciastro,forse vaniglia ,e gli piaceva molto.La persona poggiò pollice indice e medio della mano destra sulla gola del ragazzo e guardò l’orologio sull’altro polso.

 Emise un grugnito ma Dwaine non riuscì ad interpretarlo ne come segno positivo ne come negativo.

La persona si alzò dal letto ed allungò la mano verso la veste per sollevarla quando squillò il telefono. Dwaine tirò un sospiro di sollievo e si guardò per controllare che indossasse almeno le mutande.

"Pronto?" Era la voce di una donna!!

"Ciao Sam ,è successo qualcosa ai bambini?…ah, meno male. Anna vuole parlare con me?Me la passeresti …Grazie!"

Era indeciso se alzarsi o no ,o forse era meglio aspettare che terminasse la telefonata .

"Annina sono tornata ora,gli ho sentito il polso ,è quasi a posto,mi domando solo perché non si sveglia ancora…."

Ci fu una breve pausa e nel frattempo Dwaine si era seduto sul letto ed aveva poggiato i piedi per terra.

"Lasciali lì stanotte,si lo so che piangono ma domani mattina li vado a prendere io e sbrigati a tornare che mi serve una mano per levargli quella cosa orribile di dosso.."

Accennò ad una risatina e anche Dwaine sorrise sentendola ed immaginandosi le risate che quella donna si doveva essere fatta.

Soprappensiero non si era reso conto che la telefonata era finita e che la donna era ora sulla porta con gli occhi sbarrati e forse un po’ spaventata.

"Tutto bene?"Dwaine accennò ad un sorriso per tranquillizzarla

"Ssi….è che….non.."Scosse la testa e si avvicinò.

Dwaine leggeva sul suo viso qualcosa di familiare .Il modo di muovere le mani e gli occhi……

"Io ti conosco?"

"No, ma abbiamo una conoscenza in comune"Nel frattempo aveva preso la torcia elettrica sul comodino e si apprestava a guardargli gli occhi.

"Può stare tranquilla ,anche se fossi un maniaco non potrei neanche toccarla che cadrei all’istante.E’ straniera?Ha uno strano accento"Maria sorrise.

"Sono italiana, di Roma." Fece una pausa, poi riprese "Sarebbe il caso di cambiarti ,non credi?" Dwaine annuì.

Si alzò in piedi ,rimase fermo un attimo poi crollò all’indietro sul letto come un sacco di patate.

"Ho le ginocchia di burro!" Maria rise e gli si avvicinò di più porgendogli una spalla.

"Forse è il caso che mangi qualcosa e poi con mia nipote ti aiuteremo a cambiarti.Te la senti di venire in cucina ?"

Dwaine annuì ed appoggiandosi alla spalla della ragazza cominciò a camminare,perdendo ogni tanto l’equilibrio.

La cucina era situata a destra della porta principale ,mentre la camera da letto era in fondo al corridoio a sinistra dell’entrata, e nel mezzo davanti all’ingresso c’era un piccolo salone.

Passando per giungere alla cucina Dwaine notò che un divano letto era tutto scomposto ed un guanciale da notte era appoggiato su una sedia.

"Hai dormito qui?Mi dispiace di averti usurpato il letto!"

"Non è un problema ,ne avevi più bisogno tu."

Entrarono in cucina e Dwaine si sedette su una sedia.

"Come…..cioè perché sono qua?"

"Mia sorella ti ha trovato vicino al ruscello privo di sensi.

Preferisco chiarire subito una cosa:la mia casa è tutta per te finche ne hai bisogno ma se fai del male a me o a mia sorella a causa della tua tossicodipendenza non mi riterrò più responsabile della tua salute."

"Perché responsabile?"

"Non ti ho potuto portare in ospedale perché ho il permesso di soggiorno scaduto e perciò sei setto la mia responsabilità""

"Come hai saputo che sono….che ero tossicodipendente?"

"Sono infermiera ,ne ho visti altri come te."

Anna aveva preso una storta ad una caviglia per strada.Quelle bellissime scarpe della sorella con il tacco di sei centimetri non erano adatte per camminare in campagna ma ci teneva troppo a sembrare una ‘signorina’.Così arrivò in ritardo zoppicando con il piede sinistro e maledicendo i suoi diciassette anni.

Entrò in casa e chiamò la sorella .Quest’ultima non rispose subito e Anna l’andò a cercare zoppicando per casa.

Quando arrivò in cucina trovò un piatto sporco e delle briciole sul tavolo, poi sentì delle risa provenire dal bagno.

Non fece in tempo ad arrivare alla porta che un uomo uscì dal bagno tenendo la sorella.In realtà era la sorella che teneva Dwaine ma la penombra aveva ingannato Anna.

"Leva le mani di dosso da mia sorella!!!!"E si scagliò contro il ragazzo agitando le mani

"Ferma Anna!!!" Maria non aveva fatto in tempo a fermare la sorella che già aveva gettato per terra il povero ragazzo .

"Anna basta!"Riuscì a staccarla da Dwaine che aveva cominciato a ridere sdraiato per terra.La scena era stata comica , e quella ragazzina così impulsiva…

Anna guardò in faccia la sorella e poi guardò il ragazzo per terra non capiva e scuoteva la testa.

"Ma che …..??" Maria non riuscì a trattenersi e seguì Dwaine che esplose in risate a crepapelle.

Anna fece la faccia offesa non capendo ed alzò le tapparelle in tutto il corridoio .Fu allora che riconobbe Dwaine e si gettò verso di lui per aiutarlo ad alzarsi mentre rideva ancora sotto i baffi.

 

Anna e Maria erano sedute fuori in giardino e sorseggiavano una tisana mentre Dwaine era tornato a dormire.

Il sole era quasi totalmente tramontato e l’aria era fresca e piacevole.

"Finalmente ti vedo un po’ rilassata,ultimamente le tue rughe erano sempre in tiro…….."

"Ma pensa ai tuoi pedicelli! Le rughe,io!" Risero dei loro bisticci e continuarono a prendersi in giro per un altro po’, poi Maria si fece seria.

"Ho avuto davvero paura.E’ la prima volta che mi trovo ad affrontare una situazione difficile da sola."

"Daniel tornerà presto e ti sposerà così avrai anche la cittadinanza e io potrò ricominciare a studiare ,finirà tutto presto Marì"

Nel frattempo il tenente Colombo era in crisi;Dwaine era scomparso probabilmente e Pascal non faceva altro che ricordarglielo.

La signora Cervantes non parlava ormai da giorni e tutti erano convinti che Dwaine si fosse suicidato,aspettavano solo di ritrovare il corpo da un momento all’altro .

Solo Pascal non era convinto.Gli era sembrato di averlo convinto quella volta all’ospedale,e non era possibile che si fosse ucciso.Forse uno degli scagnozzi di Blank Van Grood l’aveva fatto fuori ma era troppo strano ,da quando era avvenuto l’omicidio non si erano più visti in giro.

Le ultime persone che l’avevano visto erano due poliziotti che lo pedinavano a sua insaputa poi era come svanito nel nulla. Pascal tentò di ricordare ogni piccolo particolare che aveva caratterizzato le sue discussioni con Dwaine ed evitava di ricordare quello di cui avevano parlato in ospedale,dell’eutanasia.Proprio nel bel mezzo della crisi arrivarono due telefonate molto importanti.

La prima arrivò circa una settimana dopo la scomparsa di Dwaine,a casa sua ,e siccome la madre era in commissariato aveva risposto il fratellino Steavie.

Più o meno era andata così:

"Potrei parlare con Dwaine?"

"No non c’è"

"E dov’è ?"

"Non so se posso parlare.Lei chi è?"

"Non importa ,quando torna?"

"Non lo so…cioè …è via da tanto…"

"Quando torna digli che ‘Orso bianco lo aspetta nel mare blu’.Hai capito bene?"

"Si, l’orso bianco lo aspetta al mare."

"Nooo!!Prendi un pezzo di carta e scrivi…."

"Eccolo!"

"Allora ‘orso bianco…..aspetta Dwaine…..nel mare blu’"

"Va bene glielo dico appena torna. Arrivederci"

"Arriv…apetta ragazzino!"

"Dica?"

"Mi ero dimenticato di dirti che l’incontro è dopodomani sera alle 11"E aveva attaccato la cornetta.Il telefono era sotto controllo ma le ricerche della polizia avevano portato ad una cabina telefonica situata sull’autostrada che costeggiava la città,quindi la situazione era alle stesse condizioni di prima.

La seconda telefonata arrivò a casa di Sarah la mattina dopo,in negozio

                             

                                                                                                                Di Isde

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